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Vi presento Toni Erdmann

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Una figlia che ha perso il senso dell’umorismo e un padre che fa di tutto per farle tornare il sorriso.

LEGGI QUI LA RECENSIONE

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Salvastronca, il lettore Michele

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La lavanderia è un Bistrot

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ECCO WASHING CAFE, PRIMO FORMAT RIVOLUZIONARIO PER MILANO
SI LAVANO I PANNI GUSTANDOTOAST USA”, IN STILE HAPPY DAYS

http://www.mitomorrow.it/2016/07/04/la-lavanderia-si-fa-bistrot/

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Paradossi urbani: siete i benvenuti

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Paradossi urbani: siete i benvenuti

“NUTRIRE IL PIANETA” VERSO EXPO E SEMPRE PIÙ A DISCAPITO DEL NOSTRO TERRITORIO
IL VIAGGIO NELLA “SUPERMILANO” CHE RESISTE AL TEMPO E ALLE INSIDIE DEL CEMENTO

“Tende a prevalere una pseudo-socialità urbana fatta di “non luoghi”, stazioni ferroviarie, aeroporti, mezzi di trasporto, alberghi, spazi commerciali, discoteche
e così via, cioè di spazi che non creano né identità, né relazione, ma unicamente imitazione e solitudine, in cui si muovono microindividui padroni solo del loro
consumo, evanescenti come il consumo, unica fonte di valori. Microindividui conflittuali, competitivi, impauriti”.
(Nonluoghi, Marc Augé)

Un pensiero paradossale potrebbe essere necessario per comprendere le contraddizioni che costituiscono la realtà, per essere all’interno e allo stesso tempo all’esterno del suo sistema. Il paradosso è una conclusione apparentemente inaccettabile, seppur contraddittoria, che deriva da premesse apparentemente digeribili: è una tattica di resilienza, che permette di adattarsi agli imprevisti e agli errori. Chiunque lavori nelle aree rurali sa bene che, lì, il mestiere del progettista non ha sempre senso. Cosa può fare un architetto in un luogo che ha già una sua forma naturale e perfetta? Ogni giorno in Italia terreni agricoli vengono sacrificati per costruire autostrade, svincoli, linee per l’alta velocità. E allo stesso ritmo chiudono stalle di allevatori strozzati dalla grande distribuzione.

NEL NOME DI EXPO – Non si può non pensare, sull’onda di questi ragionamenti, alla Milano che cresce per Expo, il cui tema ruota attorno alla qualità della vita e ad un futuro incentrato sullo sfruttamento logico e sano delle risorse del pianeta, puntando moltissimo sull’idea di nutrizione. Tuttavia la situazione dell’agricoltura in Italia parla di terreni sfruttati, coltivazioni e qualità che si perdono, allevatori e agricoltori in crisi. Aumentano le colture intensive, l’uso di pesticidi, lo sfruttamento della manodopera agricola e l’utilizzo di terreni per la produzione di biogas. Per Expo sono stati utilizzati 110 ettari di terreni agricoli: alcuni di questi sono stati espropriati senza alcun rispetto a contadini che ci lavoravano. Ora, su quei campi una volta coltivati, ci sono vie d’acqua tutt’altro che navigabili. Nel cantiere si opera senza sosta e 46 società sono state escluse per il timore di infiltrazioni mafiose. Assediati da Infrastrutture Lombarde, i terreni di Expo sono gli unici nella storia delle esposizioni universali a non essere pubblici, con il peccato originale nelle fondamenta e una ramificazione d’interessi che attraversa anche la sanità. Non è dunque paradossale pensare a come sia possibile nutrire il pianeta, sacrificando i terreni su cui coltivare?

SUPERMILANO – Sabato 25 aprile lo scrittore Gianni Biondillo ha guidato i cittadini più curiosi alla scoperta dell’area Nord-Ovest della città, soprannominata Supermilano, in un percorso conoscitivo e di riappropriazione, ruotante attorno all’area di Expo, intitolato proprio “Paradossi urbani” ed organizzato dall’Associazione Esterni. Alla riscoperta del paesaggio agricolo milanese si possono, infatti, ripercorrere le trasformazioni socioeconomiche che hanno cambiato per sempre la geografi a del nostro territorio. Pensiamo a Cascina Cuccagna, eccellente recupero all’uso pubblico dei preziosi spazi della settecentesca omonima struttura, per farne un luogo di incontro e aggregazione: laboratorio attivo di cultura, impresa esemplare e punto di riferimento per la ricerca comune di benessere sociale e di qualità della vita. Niente paradossi, in questo caso, perché si punta a recuperare una funzione già propria di questi stessi spazi.

TUTELA – Osserviamo Cascina Tosi a Senago, testimonianza di architettura rurale del ‘600 e storica azienda agricola al cui interno è anche possibile ammirare un treno della Seconda Guerra Mondiale. Fondata dai Tosi, sette generazioni di agricoltori di origine veneta, fu sede dal 1886 della prima ortaglia milanese, nel senso completo e moderno del termine, che sorgeva nell’attuale via della Passione, proprio a ridosso della grande Chiesa omonima. Da Senago si può continuare, quasi perdendosi, nel gigantesco Parco delle Groane, il più importante terreno naturale dell’alta pianura lombarda, istituito nel 1976 su un’area di oltre 3.000 ettari, che presenta elementi di interesse geologico e contiene numerosi siti di grande valore storico-artistico e di archeologia industriale. Ebbene, dal 1984 nel parco è in vigore un piano territoriale che regolamenta l’uso dei terreni al suo interno e che mira a far coesistere tutela dell’ambiente con agricoltura, turismo e popolazione locale.

COMUNITÀ – Dalla dimensione agricola, si può poi passare all’architettura neorealista del Villaggio Operaio INA di Cesate, ideato tra il 1951 e il 1956 per ospitare gli allora “nuovi lavoratori” dell’area. Il quartiere fu costruito basandosi sull’ipotesi di una comunità strutturata in modo progressivo a partire dalla famiglia, disponendo la residenza di circa 6.000 persone in edifici a schiera, riuniti in isole e raccolti attorno ad elementari funzioni collettive: giardino d’infanzia, lavanderia, laboratorio comune e stazione ferroviaria, con servizi scolastici, commerciali e sociali. Quello che oggi sorprende è il grande impegno che fu adottato per garantire una buona qualità urbanistica ed architettonica, nella convinzione che potesse incidere non solo sulla vita interna agli alloggi, ma anche sull’organizzazione sociale e i rapporti interpersonali.

RISCHIO DEL RIDICOLO – Il percorso proposto da Biondillo si chiude in uno dei luoghi simbolo di Supermilano, convertito in spazio per l’arte e la cultura: la Fabbrica Borroni a Bollate, una splendida location ricavata dalla ristrutturazione di un opificio industriale. A due chilometri da Expo e dal polo fieristico di Rho, un magnifico parco-giardino avvolge grandi spazi in cui è possibile visionare oltre 500 opere, tutte esposte, della giovane arte italiana. Anche in questo caso, kısacası, un esempio per ritrovare un passato che possa rivivere nel presente. Senza contraddizioni o abusi. Evitando a questa generazione situazioni architettoniche paradossali, che rischiano quotidianamente di metterci in ridicolo anche di fronte alla nostra stessa buona fede.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

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Si chiama Mudec, ma non doveva…

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PATETICHE CONTROVERSIE SUL MUSEO, DEFINITO “DEGLI ORRORI”, CHE APRIRA’ VENERDI’
TRA DETTO E NON DETTO, SI CHIUDE L’ATTESA: AL VIA DUE MOSTRE SU OLTRE 8000 MQ

Dopo ben quindici anni d’attesa, con lavori ed inaugurazioni rinviate in più occasioni, venerdì prossimo le mostre Africa e Mondi a Milano apriranno fi nalmente al pubblico il nuovo Museo delle Culture di Milano, il Mudec, nella sempre più frequentata via Tortona 56. Progettato dall’architetto inglese David Chipperfield, il museo sorge nell’ex area industriale dell’Ansaldo:
la struttura si sviluppa su oltre 8.000 metri quadri divisi in tre piani, con il primo destinato a caffetteria, bookshop, didattica, biblioteca, uffici e gli altri due ad ospitare le collezioni di Palazzo Marino dedicate ad America, Asia e Africa, oltre a un attico con ristorante.

TANTA STORIA – Il Mudec sarà un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture mondiali dove, a partire dalle collezioni etnografi che della città e interagendo con le comunità presenti sul territorio, si punterà a costruire un dialogo contemporaneo sui temi delle arti visive, performative e sonore, del design e del costume. Il suo attuale patrimonio affonda le radici nelle raccolte appartenute a diversi enti pubblici milanesi ed è frutto di donazioni compiute, a partire dalla seconda metà dell’ottocento fino ad oggi, da parte di studiosi e collezionisti, ma anche di spoliazioni, bottini di guerra e dell’avventura coloniale italiana.

CON IL RESTO DEL MONDO – Il focus del percorso espositivo del museo è, quindi, sul rapporto tra Milano e il resto del mondo e sulle vicende collezionistiche che legano la nostra città ai cinque continenti. La provenienza geografi ca delle opere comprende Medio ed Estremo Oriente, America Meridionale e Centrale, Africa Occidentale e Centrale e alcuni oggetti del Sud-Est asiatico, dall’area islamica e dall’Oceania, oltre ad un corpo di 295 strumenti musicali extraeuropei e di 92 elementi tra cappelli e ventagli.

GUERRA DEL PAVIMENTO – La chiusura del progetto è stata purtroppo recente oggetto di polemiche al vetriolo, nate dalla battaglia indetta (e persa) dall’archistar Chipperfield, che ha interpellato cittadini e giornalisti perché si ribellassero contro il Comune: a sua detta, infatti, il museo sta vedendo la luce con una pavimentazione realizzata in maniera “vergognosa e a spese dei contribuenti”. L’architetto ha puntato il dito contro chi non ha vigilato sulla qualità del materiale e su una presunta cattiva accoglienza delle sue recriminazioni da parte dell’amministrazione. Dopo 18 mesi di posa delle finiture, per 5.000 metri quadri di pietra lavica messi a terra, l’architetto ha mostrato pubblicamente i dettagli della pavimentazione dall’effetto patchwork, con lastre scheggiate, macchiate e fughe sbagliate. Chipperfield ha diffi dato legalmente il Comune dall’aprire il museo associandolo al suo nome: per questo la struttura verrà aperta con il nome di Museo delle Culture. La pavimentazione verrà sistemata, ma al termine del primo ciclo di mostre.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

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