Mad Men

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Ecco quello che io considero il telefilm-capolavoro degli ultimi 15 anni…o di sempre. Ok, mi sta piacendo moltissimo anche Boardwalk Empire, che è a tutti gli effetti un film e con i contro capperi: per scenografie, riprese, fotografi, eccezionale cast e rispettabilissima sceneggiatura sulle grosse gang degli anni ’30 (nonché dotato di una sigla incredibile, fotograficamente perfetta e che è già un film), ma Mad Men…
Ma quanto può essere scritta bene una sceneggiatura?!
Al di là degli attori, ok, tutti bravissimi, scelti con occhio, e della bella patina che ricostruisce in maniera realistica gli anni del Boom economico americano, dal ’50 al ’70, la cosa che continua a stupirmi di più è la molteplicità di livelli che emerge da un testo del genere. Attraverso le parole pensate e pesate di Don, protagonista assoluto della fiction, ma anche dell’ultimo dei personaggi, si riesce a ripercorrere tutte le principali vicende politiche ed economiche degli Stati Uniti nella seconda metà del Novecento, a trattare di due guerre e delle loro ripercussioni sulla società, del cambiamento psicosociale nel salto tra varie e sempre più diverse generazioni, della condizione della donna, delle sue variazioni, ed anche di ciò che non è cambiato affatto. Si intuiscono a fondo le psicologie dei personaggi, tanto che alla fine sembra di conoscerli realmente, se ne condividono i disagi e allo stesso tempo si comprendono benissimo certe dinamiche legate al mondo del lavoro, della rappresentanza, fino alla comprensione chiarissima di qualunque impiego nella gerarchia del lavoro pubblicitario.
E’ incredibile insomma, come la sceneggiatura di Mad Men possa essere una traccia così enciclopedica, multilivello ed efficace, dalla quale si emerge con la sensazione di aver capito di più: degli americani, delle relazioni, degli uomini e delle donne, della nostra stessa società, che chiaramente è il prodotto e la naturale conseguenza di quella rappresentata.
Mi mancheranno le parole dei protagonisti di questa fiction, esattamente come mi mancano quelle di Epicuro e della sua Lettera sulla felicità: precise, perfette, modulate come le note di un brano di classica riuscito, come quelle della poesia o di romanzo dal vero valore artistico. E ad ogni modo, è anche girato benissimo: pause, tempi, dettagli, piani…un lavoro di gruppo eccezionale, che non perde un colpo, ma che acquista invece valore e aggiunge sorpresa, di serie in serie fino alla fine della quinta.
C’è molta drammaturgia teatrale in Mad Men equanto vorrei essere Matthew Weiner!
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