Il gioco dell’Amore e del Caso al Manzoni di Milano

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Spinta dal consiglio galeotto di alcune amiche sono andata a vedere, in buona compagnia, questo spettacolo, sul quale avevo recepito solo commenti positivi. Purtroppo però, a discapito delle grasse risate del pubblico in sala, devo ammettere, quasi miracolosamente, poiché sono restia a stroncare qualunque produzione artistica, che proprio non mi è piaciuto.

Al di là del genere, che è quello della Farsa, che io non amo particolarmente, ciò che non mi è piaciuto è proprio la messa in scena, che ho trovato volgare, semplicistica e particolarmente noiosa. Il testo, già ricco a livello linguistico e complesso, viene alleggerito solo dall’ottima recitazione degli attori (una tra tutti, la brava e divertente Antonia Liskova) ed assume gradualmente un taglio grottesco e sessualmente volgare, che cozza completamente con il linguaggio utilizzato.

Ecco, lo definirei uno spettacolo che non funziona, perché incoerente. Il testo è interessante, ma probabilmente è tradotto male, o mal recepito, come si intuisce dal ruolo del fratello della sposa, interpretato da Sandro Mabellini, che passa da illuminato osservatore della scena e da voce narrante che probabilmente serviva ad analizzare e sminuire certi fronzoli nel testo settecentesco di Marivaux, a complice del gioco di Silvia, ma in maniera superflua e quasi rimovibile.

La scenografia essenziale funzionava benissimo, assieme agli interessanti costumi dalle forme sintetiche di Gabriella Pescucci, ma penso che quasi tutti ci saremo chiesti il perché del fondale: uno schermo sul quale la videoproiezione di un giardino settecentesco, cambia senza logica dall’inizio alla fine (dalla primavera all’autunno, dal giorno alla notte), tradendo il breve arco temporale di svolgimento della storia, che è di qualche giorno e raffreddando il tutto a livello emotivo.

Bocciati gli orribili trolley che gli attori portano in scena, grazie al cielo solo per qualche minuto (costava tanto fare due valigie di cartone, magari in sintonia con la scenografia o con i costumi?) e bocciato il finale con Lisetta che letteralmentezompaaddosso a Borgezio per approfittarne.

Insomma, mi spiace ripeto per gli attori, che sono stati capaci di tenere comunque in piedi la commedia, ma è stato terribile e contrariamente a quanto ho sentito tra il pubblico, tutt’altro che raffinato: una messa in scena che non diceva nulla, a parte il solito tritato discorso caste che, in quella forma, non esistono nemmeno più.

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