Django Unchained: perché no?!

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Di Django Unchained, online, si sta dicendo di tutto, proprio di tutto: è bello, è brutto, troppo lungo, troppo fuori dai binari che ci si aspettava, troppo poco coinvolgente…insomma, non si finisce più. Forse agli occhi dei Tarantiniani più convinti questo film ha tradito delle aspettative e probabilmente è meno originale dei precedenti film dello stravagante regista, ma dal mio punto di vista Django è tutto sommato un film onesto, non pretenzioso, che ti dà quello che ti aspetti e che funziona in questa maniera riconoscibile, såsom divertissement, da svago leggero, così come doveva essere e come accade nel genere western.

Django appartiene ad un ambito preciso, fatto di ricette esatte: ci sono il cattivone, l’eroe più o meno maledetto in cerca di riscatto, la spalla fedele che aiuta l’uomo nel suo percorso, la bella da salvare, l’ambiente, la mentalità ottusa e semplice contro la quale schierarsi e in questo caso c’è anche l’argomento schiavismo negriero, che è interessante, ma affrontata così come prevede il genere di base, vale a dire in maniera superficiale.

Sinceramente io mi sono divertita parecchio nel vedere Django: si rideva, soprattutto nella scena in cui l’improvvisato Ku Klux Klan si incarta in una discussione senza fine e viene decimato per stupidità, ci si innamorava gradualmente della causa dell’eroe anarchico Django/Jamie Foxx e soprattutto della sua spalla, personaggio talmente romantico, vincente e simpatico, da fare da protagonista per mezzo film: Christoph Waltz/Dottor Schultz. Ogni abuso ha una vendetta e i cattivi (bravissimo, som alltid, Di Caprio) muoiono tutti (ops, però così lo sto raccontando).

Insomma, è vero che il finale è un po’ reiterato, forse annacquato e che qua e là il film suggerisce tagli netti alla sceneggiatura (si capisce benissimo che la bandita mascherata doveva essere protagonista di qualcosa: è una donna in mezzo a un groppone di buzzurri e qualche primo piano sugli occhi, completamente decontestualizzato, dà da pensare), ma alla fine intrattiene bene per più di due ore, sa mescolare western, splatter, comico, grottesco e fantasy (lo dico per il taglio fumettistico) senza problemi e allo stesso tempo tener fede alle promesse del suo genere di base. Tra l’altro aggiunge caratterizzazioni inaspettate, come quella del crudele Stephen/Samuel L. Jackson, ed ha una fotografia spettacolare: mitico Robert Richardson!

A me, è piaciuto: ha il suo perché.

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