Alchemy – 2013

Condividi!

Continua il percorso dei Momix, in giro per il mondo da ben 33 ålder. Per chi proprio non lo sapesse (ma è impossibile), si tratta di una compagnia di ballerini-illusionisti diretta dal regista e coreografo Moses Pendleton, che riesce ogni volta a creare una realtà altra davanti agli occhi di spettatori ipnotizzati, facendo interagire corpi umani, costumi, attrezzi e giochi di luce.

Questa volta, presso il Teatro Nuovo di Milano, che ho rivisto qualche mese fa in occasione dello straniante spettacolo dal vivo di Cochi e Renato (e vi assicuro che dopo averli ascoltati per anni, vederli dal vivo cantare La gallina, non è un animale, intelligente mi piacque e turbò tantissimo)…Ad ogni modo, sto divagandonon avevo mai avuto la possibilità di godermi i Momix dal vivo e ne sono uscita incantata.

Ciò che ho visto è stata una fusione ideale di corpi perfetti, coinvolti in danze dal carattere tribale, che si articolavano riportandoci al contatto con la terra, al fuoco e alla nostra origine cellulare. Movimenti complessi, nervosi e modulari, su musiche di Morricone, inclusa la colonna sonora di C’era una volta in America, di Escala e di molti altri, fino al tema portante di Requiem for a Dream, diventavano ipnotici, come una danza dei globuli all’interno del sangue. Lo spirituale della roteante gonna rossa di dervisci volteggianti si fondeva a qualcosa di più animalesco, a figure nere avvolte in giganteschi Burka, confermando un continuo mescolìo tra arti e culture. La psichedelia di vasi sanguini flou e palpitanti, spingeva a riflettere sull’uomo nell’Universo e rendeva percepibile il sistema linfatico, l’idea della vita che fluisce, tra donne pavone e rappresentazioni angeliche dell’amore. Le macchine sceniche invisibili che ogni volta Pendleton sa sfruttare, oltre naturalmente all’eccezionalità dei ballerini, disegnavano sotto al nostro sguardo la perdita di peso dei corpi e il palco vibrava di poesia, tra componenti volatili, meduse e bozzoli di farfalla.

Una delle cose che più mi hanno stupita, dei Momix, è la capacità di riprodurre in maniera convincente e vera, i ritmi e le forme della natura: in costante interazione e in movimento. In una parola Il mutamento, tra forme monolitiche che si espandono e poi implodono, caleidoscopi di globuli e piramidi molli che trattengono corpi.

Impressionanti i costumi, la fotografia e lo sfruttamento massimo della videoproiezione, finalmente in effettiva interazione con il resto della scena e in una dimensione per la quale anche il buio avvolge e si umanizza. Sul palco dei Momix tutto emana energia e sa di vivo.

A livello tecnico e per quanto riguarda l’inesauribilità del corpo di ballo, che si è poi scatenato in bis vari dalla tensione sempre crescente, non ho parole: è una delle cose più emozionanti che abbia mai visto. Leggevo che un tempo facevano meglio, ma il pubblico in visibilio ha applaudito in piedi per un bel poe in mezzo, fortunatamente, c’ero anche io!

1_Momix_in_Alchemy_352-288 07_48_are_f1_971_a_resize_526_394

email