Iron Man 3. Divertente!

Condividi!

Il primo di maggio è sempre un giorno strano: non si sa mai cosa fare, in genere una certa sfiga cosmica fa in modo che la giornata sia penosa o dal tempo assai variabile e la coscienza imporrebbe di non rifarsi a nulla di commerciale, soprattutto nel nome dei poveri lavoratori costretti a spararsi turni assurdi anche durante la “loro” giornata.

Tuttavia, in gruppo, dopo aver sgambettato il più possibile per i parchi di Milano, dubbiosi sulle condizioni del tempo ed appiedati dal blocco dei mezzi in serata, abbiamo capitolato e siamo andati a vedere il terzo ed ultimo capitolo della saga, che combina due storie classiche del fumetto di partenza: quella del Mandarino ed “Extremis”, innestandole dopo “i fatti di New York”, vale a dire al termine dell’esperienza collettiva di The Avengers. Il film di J. Whedon ha segnato uno spartiacque, tanto che Jon Favreau, creatore dei primi due successi, viene sostituito da Shane Black, autore, tra altro, dei buddy-movies Arma Letale e Kiss Kiss Bang Bang (il film che ha candidato Robert Downey Jr al ruolo di Iron Man). 
Con Iron Man 3 si scende nel privato del protagonista, nell’immenso cratere di villa Stark e si personalizza meglio anche la figura del “cattivo” Killian, vicina a quella del freak, umiliato ed assetato di vendetta, tipica di altri supereroi. Sottraendo il personaggio di Tony Stark ai riflettori e dandolo pubblicamente per morto, Black in realtà lo investe di una luce senza più ombre, calando il personaggio in un intreccio d’invidia e truffa.
Stark è cresciuto, protegge il privato, demolisce sé stesso, le sue maschere, le sue paure, diventa un personaggio umano e caratterizzato, nonché decisamente più divertente. La maschera, suo alter ego: doppio, demone e nemesi, estensione quasi psichiatrica di sé stesso, si fa co-protagonista della pellicola, involucro di sogni, paure e certezze.

Ho trovato la pellicola molto più divertente di tutte le altre, nel complesso auto-ironica, avvincente, con maggior senso del ritmo, lontana da eccessi di psicanalisi e dedita all’azione (memorabile la scena della catena umana in volo, ma anche molte altre). Sono state due ore di suspense, accalappiati allo schermo quasi senza accorgercene, in un fluire perfettamente funzionante di vicende, chiaramente sempre pervase dai soliti stereotipi americani, ma con qualcosa in più, soprattutto per quanto riguarda il personaggio del mandarino, sviluppato in maniera decisamente comica.

Per chi ama il genere, insomma, il film più riuscito e fluido della saga: di sicuro intrattenimento.

iron-man-3-black-and-white-photos

email