Il Contagio. La paura che intrappola

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Spazio Tertulliano è un centro polivalente per il teatro che può essere sfruttato per eventi di varia natura, ad un prezzo direi democratico, che si trova in zona MM3-Lodi, a Milano. Da mercoledì a sabato, associandosi  è possibile vedere gli spettacoli che offre per la stagione in corso e sabato sera ci sono capitata, quasi per caso, per il dramma di Omar Nedjari, giovane regista passato dalla recitazione alla drammaturgia, che certamente merita attenzione.

Tratto da uno dei capitoli iniziali del Dracula di Bram Stoker, lo spettacolo mette in scena un viaggio: una nave governata da un pugno di marinai (e un’intrusa) deve trasportare alcune casse che contengono terra da Varna a Londra, durante alcuni mesi del 1890. Un clandestino silenzioso si aggira come un’ombra sul ponte e si manifesta parlando alle menti dei navigatori. Gli uomini scompaiono uno ad uno, il terrore si propaga come una malattia e i personaggi, gradualmente posseduti dalla presenza che viaggia con loro, vedono incrinarsi le loro certezze, scivolando nella follia, nell’assassinio e nella morte.

L’operazione era di per sé pericolosa: portare a teatro drammi orrorifici e soprattutto partire da testi molto noti, come quello in questione, ha come rovescio della medaglia il rischio di scivolare nel ridicolo o nello stucchevole, se non quello di arrivare a suscitare ilarità anziché orrore, compromesso dalla prossimità scenica tipica del teatro. Invece, seguendo un impianto ed un’iconografia che ho trovato assolutamente cinematografiche, il dramma ha coinvolto il pubblico che colmava la sala. Realizzato con scene sintetiche e scarne, ma giochi di luce tattici ed un uso sapiente di ciò che andava fatto vedere (e non), il dramma è scritto molto bene, è preciso e il pubblico entra subito in empatia con i personaggi, assecondandone i pensieri. La suspense non è stata tradita, coraggiose scene di erotismo e un nudo integrale si sono amalgamate perfettamente con l’impianto cerebrale dei dialoghi e la recitazione degli attori di Formelinguaggi è stata convincente. Particolarmente riuscite le interpretazioni di Alessandro Lussiana, Desiree Giorgetti ed Enrico Ballardini, mentre il personaggio interpretato da Colombo era forse un po’ esasperato o sviluppato in maniera più stereotipata, ma comunque funzionante in un contesto di fantasia.

Interessante il finale, che trasporta la vicenda dalla fantasia alla realtà, mettendo in bocca ad un ammiraglio ormai distrutto  e al capitano i termini di una riflessione sulla paura che va oltre il tempo, trascinando il pubblico davanti allo specchio delle proprie fobie e di reti che ci annebbiano la vista, rendendoci apatici come morti viventi, ed incapaci di sottrarci a dinamiche che riteniamo più forti di noi stessi (riflessione peraltro adatta al contemporaneo).

Bellissima l’immagine, anch’essa da pellicola, delle braccia che fuoriescono dalle casse di terra. Prossimi spettacoli allo Spazio Tertulliano: le Rotaie della memoria e Nessuno.

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