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Si chiama Mudec, ma non doveva…

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Mudec-2015-01

PATETICHE CONTROVERSIE SUL MUSEO, DEFINITO “DEGLI ORRORI”, CHE APRIRA’ VENERDI’
TRA DETTO E NON DETTO, SI CHIUDE L’ATTESA: AL VIA DUE MOSTRE SU OLTRE 8000 MQ

Dopo ben quindici anni d’attesa, con lavori ed inaugurazioni rinviate in più occasioni, venerdì prossimo le mostre Africa e Mondi a Milano apriranno fi nalmente al pubblico il nuovo Museo delle Culture di Milano, il Mudec, nella sempre più frequentata via Tortona 56. Progettato dall’architetto inglese David Chipperfield, il museo sorge nell’ex area industriale dell’Ansaldo:
la struttura si sviluppa su oltre 8.000 metri quadri divisi in tre piani, con il primo destinato a caffetteria, bookshop, didattica, biblioteca, uffici e gli altri due ad ospitare le collezioni di Palazzo Marino dedicate ad America, Asia e Africa, oltre a un attico con ristorante.

TANTA STORIA – Il Mudec sarà un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture mondiali dove, a partire dalle collezioni etnografi che della città e interagendo con le comunità presenti sul territorio, si punterà a costruire un dialogo contemporaneo sui temi delle arti visive, performative e sonore, del design e del costume. Il suo attuale patrimonio affonda le radici nelle raccolte appartenute a diversi enti pubblici milanesi ed è frutto di donazioni compiute, a partire dalla seconda metà dell’ottocento fino ad oggi, da parte di studiosi e collezionisti, ma anche di spoliazioni, bottini di guerra e dell’avventura coloniale italiana.

CON IL RESTO DEL MONDO – Il focus del percorso espositivo del museo è, quindi, sul rapporto tra Milano e il resto del mondo e sulle vicende collezionistiche che legano la nostra città ai cinque continenti. La provenienza geografi ca delle opere comprende Medio ed Estremo Oriente, America Meridionale e Centrale, Africa Occidentale e Centrale e alcuni oggetti del Sud-Est asiatico, dall’area islamica e dall’Oceania, oltre ad un corpo di 295 strumenti musicali extraeuropei e di 92 elementi tra cappelli e ventagli.

GUERRA DEL PAVIMENTO – La chiusura del progetto è stata purtroppo recente oggetto di polemiche al vetriolo, nate dalla battaglia indetta (e persa) dall’archistar Chipperfield, che ha interpellato cittadini e giornalisti perché si ribellassero contro il Comune: a sua detta, infatti, il museo sta vedendo la luce con una pavimentazione realizzata in maniera “vergognosa e a spese dei contribuenti”. L’architetto ha puntato il dito contro chi non ha vigilato sulla qualità del materiale e su una presunta cattiva accoglienza delle sue recriminazioni da parte dell’amministrazione. Dopo 18 mesi di posa delle finiture, za 5.000 metri quadri di pietra lavica messi a terra, l’architetto ha mostrato pubblicamente i dettagli della pavimentazione dall’effetto patchwork, con lastre scheggiate, macchiate e fughe sbagliate. Chipperfield ha diffi dato legalmente il Comune dall’aprire il museo associandolo al suo nome: per questo la struttura verrà aperta con il nome di Museo delle Culture. La pavimentazione verrà sistemata, ma al termine del primo ciclo di mostre.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

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