Molière: la recita di Versailles

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Piccolo Teatro Strehler: da martedì 12 Gennaio a domenica 24 Gennaio

Qualche sera fa ho avuto il piacere di andare a vedere l’ultimo spettacolo di Paolo Rossi, stavolta ospitato dal Piccolo Teatro Strehler, ispirato a L’improvvisazione di Versailles (da cui il titolo), commedia del 1663 in cui l’autore racconta sé stesso e la sua compagnia, dichiarando le proprie idee sull’arte drammatica. Memore di recenti spettacoli del noto comico ed attore italiano che non mi avevano convinto al 100% (a parte lo splendido e potentissimo Sulla strada ancora) e vedendo la sala colma di studenti delle scuole superiori, immaginavo caos totale ed incomprensione.
E invece mi sbagliavo, mi sbagliavo di grosso: perché oggi più che mai Rossi è riuscito, con la sua compagnia fatta di attori estremamente diversi a livello di formazione e provenienza e di bravi musicisti balcanico-napoletani, ad essere assolutamente trasversale e a farsi capire da tutti, tranne che dal solito pubblico di fossili abbonati, che viene e vedere lo spettacolo senza cognizione di causa.
In una fusione totale di livelli tra passato, presente, commedia dell’arte, comicità ed improvvisazione, si viene trasportati, ridendo e sorridendo, in una bolla che ha perso ogni confine e nella quale non ha più nemmeno senso distinguere tra Molière, Rossi, tempi narrativi, verità, finzione, interpretazione o improvvisazione. Un mondo dell’assurdo, ma realistico in maniera quasi inquietante, nel quale anche un cane può recitare alla perfezione, o anche recitare di essere sé stesso. Il viaggio nel tempo mescola estratti da almeno tre dei capolavori di Molière, per l’occasione tradotti ed adattati dal drammaturgo Stefano Massini e mette a confronto in un gioco di specchi temporali ed esistenziali, il lavoro e la vita del capocomico Molière e del personaggio Paolo Rossi, alle prese con le sempiterne dinamiche interne di una compagnia teatrale, molto simili a quelle di una famiglia.
Spettacolo sofisticatissimo, ricreato ogni sera, che riflette sull’impossibilità di fare ricerca nell’ambito della recitazione in un pianeta in cui la finzione è ormai quotidianità, nel quale tutti recitano meglio di qualunque attore e per il quale l’unico atto di vera Anarchia, può essere solo la difesa strenua della propria realtà, in un’apoteosi di coerenza che si fa scelta politica, ed appiglio ad una qualche forma di Verità. Dissacrante (vedi l’odio-amore per Prévert), caustico, folle, dal sapore libertino e libertario, eco di un certo Settecento, Molière: la recita di Versailles, mi ha divertita e interessata moltissimo e ne consiglio assolutamente l’esperienza. Un Paolo Rossi molto meno Rossi del solito: che c’è, ma non ingombra.

P.s. fantastica la canzone I love Milàn: una hit da ricordare.

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