L’uomo di Vimini (1973)

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The Wicker Man (L’uomo di vimini), quello del 1973!!

Poco tempo fa ho visto, recuperato per vie traverse, questo film di Robin Hardy di cui non conoscevo l’esistenza fino al remake fatto da Neil Laute con Nicholas Cage nella parte dello sceriffo Edward Maulis. A parte tutta una serie di forti variazioni di senso che sono state fatte rispetto all’originale sceneggiatura di Anthony Shaffer, molte altre cose sono state modificate in quest’ultimo film assolutamente privo di senso e di valore, sia estetico che culturale (ma non è certo l’unico!!), a partire ad esempio alla sostituzione di Lord Summerisle, interpretato nel film del 1973 da Cristopher Lee con una donna, quasi a voler rendere più fiabesca la questione (si sa, il mito delle streghe non muore mai), interpretata da Ellen Burstyn.

Il film del 1973 è una di quelle pellicole che secondo me, fastidiose o meno, bisognerebbe far vedere un po’ a tutti, così, a titolo filosofico-culturale, perché oltre ad essere alla fine uno dei film più inquietanti che abbia mai visto, capace di fare un baffo, a livello di suspence ma anche di disagio figurativo, ai peggiori horror, è una delle più potenti ed efficaci critiche alla religiosità in generale e alle capacità negative del fanatismo umano. Un vera e propria denuncia, ma fatta bene, come adesso non si è capaci di fare: fantasiosa e assolutamente verosimile allo stesso tempo, senza fronzoli, diretta, raccontata decentemente e prima di ogni altra cosa capace di passare direttamente sotto pelle, di comunicare sfruttando le atmosfere e su tutti i livelli (dialogico, narrativo, figurativo, ecc.)

In epoca di forte ritorno di scontri economici costantemente fatti passare per differenze religiose, un film che in maniera provocatoria farei girare sugli schermi vuoti delle metropolitane, come un bello specchio in cui stare guardare la declinazione peggiore della fantasia umana, quella che si associa al lato sanguinario

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