Il terrone, l’ebreo e lo zingaro: l’armonia delle differenze di fronte a scontri di sempre

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Non posso fare a meno di commentare lo stupefacente spettacolo al quale ho potuto assistere ieri sera al Teatro Grande di Brescia, per la modica cifra di poco più di un biglietto del cinema (e ci tengo a sottolinearlo). Un’esperienza di piacere puro. Posso definire le circa due ore di musica infaticabile e impeccabile solo in questo modo: come un momento di gioia che pervade e di voglia di muoversi e lasciarsi andare a ritmi trascinanti al quale è davvero difficile resistere. Ad un certo punto dello spettacolo erano tutti talmente incantati dalla magia del momento da non riuscire a stare fermi, nemmeno dietro al mixer, nelle quinte o in platea.

Eccezionale.

L’ormai conosciuto ed eclettico siciliano Roy Paci, il pluripremiato e più famoso esponente della musica Klezmer: lo statunitense Frank London et Boban Markovic con il figlio Marko, accompagnati dall’insostituibile Boban Markovic Orkestar, hanno creato per noi sul palco un interessantissimo e perfettamente funzionante insieme di rielaborazioni di brani musicali appartenenti ai loro retroterra culturali, di pezzi originali e di nuovi arrangiamenti proposti per l’occasione, riuscendo a fonderli in maniera ineccepibile, quasi che a un certo punto questa fiera di fiati, trombe, trombe tedesche, flicorni, tube e batterie potesse smettere di suonare semplicemente brani studiati e si mettesse piuttosto a dialogare, musicalmente parlando, sulla scena. A parte il fatto di consigliare di andare ad approfondire le biografie di ogni singolo artista e in tutta fretta a recuperare i loro lavori, cosa che farò anche io immediatamente, resto comunque stupita dall’idea prima di tutto, anche “politica”, mettiamola così, di fare uno spettacolo del genere, che parla di rispetto e compenetrazione culturale e dalla una bravura e competenza che nella mia pochezza musicale comunque non ritrovavo da un po’. Sorprendente il “La” infinito di Marko Markovic, la ritmica irresistibile di tutta l’orchestra, la voce, calda e particolarissima di Boban e la capacità di Paci di suonare praticamente tutto ciò che abbia che fare con il suo strumento e non solo: un eclettismo portato avanti con estrema competenza e sinonimo di continua crescita artistica. Tuttavia quello che personalmente mi ha toccata di più è stato il suono della tromba di London: ognuno dei quattro principali musicisti è riuscito ovviamente a rendere lo spettacolo integro, di forma compiuta, esprimendo allo stesso tempo se stesso ed il proprio sound, ma quello malinconico e frenetico, intenso e leggero, estremamente variabile e fine della musica klezmer di Frank, mi ha saputa coinvolgere maggiormente.

Che dire? Mi sembrava di aver già sentito alcuni di loro (ad esempio nei film di Kusturica, come Underground e Arizona Dream, che sono stati firmati da G. Bregovic, ma dietro ai quali c’è sempre anche la G. B. Orkestar, ma non essendomi informata prima non avevo direttamente collegato il già sentito all’orchestra e viceversa), tuttavia ascoltarli in questo modo, dal vivo, mi ha comunicato energia pura, colpita emotivamente e divertita moltissimo.

Un’esperienza che consiglio al volo a chiunque: uno spettacolo musicale così ben fatto e divertente che non può non piacere.

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