Baustelle: Fantasma (di oggi)

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Sabato sera c’è stato un concerto: era all’interno del teatro Grande di Brescia, piccolo gioiellino della Lombardia, dal mio punto di vista secondo per bellezza solo alla Scala. Non si è trattato unicamente di uno dei gruppi che a livello sia musicale, che intellettuale, stimo di più in assoluto, ma di uno spettacolo vero e proprio, certamente adatto alla location scelta.

L’ultimo album dei Baustelle ha qualcosa di maturo: ha una forma precisa, costante. Le tematiche si spostano dall’osservazione del quotidiano, sempre abbastanza cruda e con pungenti punte di cinismo, verso un messaggio molto preciso e comunque positivo. Si parla della società, delle sue aberrazioni, dei personaggi deformi che la abitano, ma spingendo a trovare la propria direzione e non perdere di vista sé stessi. Il tutto attraverso testi e toni che ricordano moltissimo De André e Gaber, conditi dalle spettacolari voci di Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi (a tratti quasi lirica), che dal vivo rendono al meglio.

Ogni concerto dei Baustelle è uno spettacolo a sé stante: vengono riarrangiati brani vecchi e nuovi, mantenendosi aderenti ad un’atmosfera sempre diversa e questa volta l’aria che tirava era molto cinematografica, a tratti western, con accenti spagnoleggianti e pervasa da una sottile tensione. Ovviamente bravissimi tutti i musicisti, riuniti in un ensemble quasi filarmonico.

I Baustelle restano per me qualcosa di indefinibile ed emozionante: sono un’esperienza malinconica, come quella del toccare una rosa che punge e album come Sussidiario o La Malavita, fanno ormai parte della mia persona, come di molti altri.

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