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Anche se sono fortemente contraria alla pubblicazione di lettere scritte individualmente, poiché inserite sotto questa forma potrebbero trasformarsi comunque in qualcosa di tristemente spersonalizzato, riporterò per questa volta un brano di lettera scritta recentemente a quella che io di norma chiamo zia Duzzi e che invece si chiama Edda; è la sorella della mia nonna paterna: Leda.
Io e la zia Duzzi ci scriviamo da anni, plutôt, da sempre, da quando ricordo e la nostra è davvero una corrispondenza singolare, fatta tra persone che praticamente non si sono mai conosciute davvero, che non si vedono mai, che non hanno alcun tipo di rapporto reale, ma solo ed eslusivamente virtuale. Forse è per questo che continuiamo a scriverci, chi lo sàIo ed Edda abbiamo vissuto e viviamo mondi differenti, abbiamo più di cinquant’anni di divario e il modo di scrivere di mia zia, assai curioso, rasenta forse l’apoteosi della retorica. Lei parla con modi e termini direi ottocenteschi, pertanto le mie lettere, nel tentativo di rendersi comprensibili alla sua sensibilità, ricalcano un ritmo anziano e forbito del comunicare. Duzzi parla di sé senza mai davvero farloè incredibile, in più di vent’anni di conversazione, quanto poco sappia di lei e lei di me, ma quello che ci accomuna, il motivo credo per cui non cesseremo mai di scriverci, è che in lei ho trovato un modo molto simile al mio di intendere il rapporto epistolare. Lei vive il gusto di parlare restando in superficie, senza osare una benché minima invadenza nei nostri reciproci mondi e allo stesso tempo di inserire, qua e là , indistintamente, qualcosa che per noi è profondamente vero.
Il’ difficile da spiegare
Poi pensavo che se in effetti mettessi assieme su questo blog tute le lettere scritte in giro in questi anni, non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricapitolare, di riscrivere tuttoma sarebbe triste, no? Sarebbe inutile, forse, non ricapitolare?
Si vedràscrivo, ma pensoa chi può interessare, una lettera rivolta a tutti?
Comunque inserisco uno spezzone che oltre a rendere nota in parte, in maniera sempre molto superficiale, la mia estate, può iniziare a far capire cosa di recente mi è accaduto

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