Tombini urbani: nasce la vita

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IL MILANESE BIANCOSHOCK E LA BORDERLIFE CHE SI VEDE AD OCCHIO NUDO
ANATOMIA DI UNA REALTÀ METROPOLITANA ANALIZZATA ATTRAVERSO L’ARTE

http://www.mitomorrow.it/2016/05/17/tombini-urbani-nasce-la-vita/

mi-tomorrow-2016-05-17

A Milano le strutture in stato di abbandono continuano ad essere centinaia. Centinaia sono le situazioni in stallo che si scontrano con l’impeto edilizio da sempre motore della città, soprattutto nell’ottica del progetto di riqualificazione urbana complessiva portato avanti dalle amministrazioni negli ultimi anni. Pensando alle tendenze green, al riciclo, ma anche al desiderio di far durare a lungo ciò che possediamo, colpisce l’opera di un singolare street artist concettuale milanese, che ad aprile ha creato a Lodi un’installazione, in grado di far parlare ancora di sé. Biancoshock, questo il soprannome dell’artista, reinterpreta gli oggetti metropolitani attribuendo loro significati nuovi e cercando di stimolare la riflessione di chi li vede. Le sue installazioni hanno come temi principali la povertà e l’abbandono degli ambienti urbani, il consumismo, lo stress cittadino e il rapporto tra uomo e natura.

LA METAFORA • Biancoshock ha dato vita, nei tombini in disuso nel Lodigiano, a minuscoli appartamenti arredati: provocazione nata, tra ironia ed evocazione, dall’idea di sensibilizzare i cittadini verso il pensiero di chi, ancora oggi, vive nel mondo ai limiti della sopravvivenza. Il titolo del lavoro, Borderlife, punta il dito verso chi è quasi invisibile nelle nostre metropoli, concentrandosi sul quotidiano di coloro che, ad esempio a Bucarest, vivono davvero nei tombini. «Se alcune criticità non si possono evitare – la teoria di Biancoshock –, tanto vale renderle confortevoli». Ecco allora che i chiusini si attrezzano di tutto ciò che le stanze delle nostre case ospitano: un piccolo bagno, con doccia ed asciugamano, una cucina con tutti gli utensili necessari, carta da parati, un quadro, un minuscolo cappello.

SPAZIO-TEMPO • L’artista, che si espone in forma anonima dal 2004, completamente mascherato, si sta affermando in maniera sempre più convinta come una delle voci di maggiore eco nella dinamica cittadina. La sua attitudine performativa ed attivista, in una parola “urban”, si esprime in maniera assoluta nel progetto intitolato Ephemeralism, letteralmente “Effimerismo”, allo scopo di produrre opere d’arte che esistano in maniera limitata nello spazio, ma che sappiano persistere in modo infinito nel tempo, attraverso la fotografia, i video ed i mezzi di comunicazione. Biancoshock ha realizzato più di 700 interventi per le strade d’Italia e di tutta Europa – ma anche oltreoceano, come in Malesia -, presentando i suoi progetti in diverse Università, oltre che al TedX di Oporto. L’unica apparizione in galleria fino ad ora si è tenuta alla 77 Art Gallery in corso di Porta Ticinese, nel 2014. E chissà che i tombini, prima o poi, prendano vita anche a Milano.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

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