Marylin e la Signora in Giallo, forever

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Niente male, per una storia comunque molto originale

In un Pacta Salone dei Teatri completamente rinnovato, anche se sempre collocato in una zona che potremmo definire “difficile” di Milano, di certo ben collegata, ma anche periferica, e più che altro residenziale, abbiamo visto questo originale spettacolo, in prima assoluta, scritto da Ileana Alesso kaj Gianni Clocchiati e diretto da Riccardo Margherini.

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Nulla di trascendentale, ma di certo uno spettacolo divertente, singolare e ben scritto. Tra una battuta e l’altra le bravissime ed irrinunciabili Maria Eugenia D’Aquino kaj Annig Raimondi, danno vita, consistenza e ritmo, ai “fantasmi vocali” della commedia, raccontando, in un’atmosfera sospesa e surreale, la consapevolezza dell’inconsistenza di chi da sempre agisce nell’ombra.

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Sulla scena personaggi vestiti di bianco si muovono in uno spazio-tempo infinito, scandito dall’interessante spostamento di una panca/orologio, ed accompagnati da un sottile sottofondo musicale vagamente elettronico, che mescola registrazioni che richiamano l’eco di film, di programmi radiofonici, di trasmissioni televisive… il ritorno misterioso della voce.

Due donne, due doppiatrici, si incontrano in un Al di là che si fa nave da crociera di patinati anni ’50. Una è la voce di un mito: l’indimenticabile Marylin Monroe, mentre l’altra è quella della Signora in giallo, l’inossidabile Jessica Fletcher. Insieme cercano di comprendere dove si trovano, chi sono, qual è stato il loro ruolo sulla terra, e perché restano in una condizione di sospensione, intrappolate in questo limbo lussuoso, nel quale si chiedono soprattutto cosa sia realmente accaduto a Marylin e il perché della sua morte, o della sua improvvisa scomparsa, ipotizzando anche precise interferenze della mafia rispetto ad un nutrito spaccio di cocaina negli anni dei Kennedy.

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La commedia funziona, il ritmo è buono, le attrici brave e divertenti, ma lo spettacolo è fortemente penalizzato da una scenografia assolutamente vergognosa: immaginata correttamente, ed anche interessante nella sua essenzialità, è purtroppo rovinata da una realizzazione dilettantistica e triste… direi anche bruttina, purtroppo.

Lo spettacolo avrebbe funzionato molto meglio se la scena fosse stata completamente vuota, o ci fosse stata solo la panca, bianca, con segni essenziali per le ore, e nient’altro.

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