Tag Archives: Street Art

Street Art. Dove finisce la libertà?

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A Milano fenomeno in crescita, un po’ come la sua confusione: si riqualifica, ma il confine con la pubblicità è sempre più sottile.
Viaggio tra logiche commerciali (and not) di un mondo davvero molto complesso

http://www.mitomorrow.it/2016/12/08/street-art-sempre-piu-pubblicita/

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Sono sempre di più

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La terza dimensione della street art continua a colorare i nostri muri e fa
riflettere: il collettivo Urban Solid accende i riflettori sulle allegorie umane

http://www.mitomorrow.it/2016/10/04/street-art-3d-invadono-la-citta/

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«Risvegliamo Quarto»

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Torniamo a parlare del nuovo murale di Acme107 in omaggio alla vita:
«Dedicato agli abitanti di un quartiere simbolo che sta cambiando faccia»

http://www.mitomorrow.it/2016/09/15/dipingendo-quarto/

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Tombini urbani: nasce la vita

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IL MILANESE BIANCOSHOCK E LA BORDERLIFE CHE SI VEDE AD OCCHIO NUDO
ANATOMIA DI UNA REALTÀ METROPOLITANA ANALIZZATA ATTRAVERSO L’ARTE

http://www.mitomorrow.it/2016/05/17/tombini-urbani-nasce-la-vita/

mi-tomorrow-2016-05-17

A Milano le strutture in stato di abbandono continuano ad essere centinaia. Centinaia sono le situazioni in stallo che si scontrano con l’impeto edilizio da sempre motore della città, soprattutto nell’ottica del progetto di riqualificazione urbana complessiva portato avanti dalle amministrazioni negli ultimi anni. Pensando alle tendenze green, al riciclo, ma anche al desiderio di far durare a lungo ciò che possediamo, colpisce l’opera di un singolare street artist concettuale milanese, che ad aprile ha creato a Lodi un’installazione, in grado di far parlare ancora di sé. Biancoshock, questo il soprannome dell’artista, reinterpreta gli oggetti metropolitani attribuendo loro significati nuovi e cercando di stimolare la riflessione di chi li vede. Le sue installazioni hanno come temi principali la povertà e l’abbandono degli ambienti urbani, il consumismo, lo stress cittadino e il rapporto tra uomo e natura.

LA METAFORA • Biancoshock ha dato vita, nei tombini in disuso nel Lodigiano, a minuscoli appartamenti arredati: provocazione nata, tra ironia ed evocazione, dall’idea di sensibilizzare i cittadini verso il pensiero di chi, ancora oggi, vive nel mondo ai limiti della sopravvivenza. Il titolo del lavoro, Borderlife, punta il dito verso chi è quasi invisibile nelle nostre metropoli, concentrandosi sul quotidiano di coloro che, ad esempio a Bucarest, vivono davvero nei tombini. «Se alcune criticità non si possono evitare – la teoria di Biancoshock –, tanto vale renderle confortevoli». Ecco allora che i chiusini si attrezzano di tutto ciò che le stanze delle nostre case ospitano: un piccolo bagno, con doccia ed asciugamano, una cucina con tutti gli utensili necessari, carta da parati, un quadro, un minuscolo cappello.

SPAZIO-TEMPO • L’artista, che si espone in forma anonima dal 2004, completamente mascherato, si sta affermando in maniera sempre più convinta come una delle voci di maggiore eco nella dinamica cittadina. La sua attitudine performativa ed attivista, in una parola “urban”, si esprime in maniera assoluta nel progetto intitolato Ephemeralism, letteralmente “Effimerismo”, allo scopo di produrre opere d’arte che esistano in maniera limitata nello spazio, ma che sappiano persistere in modo infinito nel tempo, attraverso la fotografia, i video ed i mezzi di comunicazione. Biancoshock ha realizzato più di 700 interventi per le strade d’Italia e di tutta Europa – ma anche oltreoceano, come in Malesia -, presentando i suoi progetti in diverse Università, oltre che al TedX di Oporto. L’unica apparizione in galleria fino ad ora si è tenuta alla 77 Art Gallery in corso di Porta Ticinese, nel 2014. E chissà che i tombini, prima o poi, prendano vita anche a Milano.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

Musica per gli occhi

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ALL’ORTICA UN MURALE SULLA CANZONE POPOLARE MILANESE
GLI ORTICANOODLES A MT: «ECCO COME RIQUALIFICHIAMO LA CITTÀ»

Mi-Tomorrow---21-Aprile-2016---Giovedì

Dietro allo pseudonimo di Orticanoodles c’è un duo di artisti unito nell’arte e nella vita: sono Wally e Alita, grafici pubblicitari che dal 2004 hanno affiancato alle loro attività anche quella dell’arte di strada. Tutto è partito dall’apprendimento e dall’utilizzo della tecnica dello stickering, incollando manifesti che, come racconta Wally, «per oltre 10 anni hanno scardinato, di notte, la canonica comunicazione di tipo pubblicitario». Lo stickering ha, poi, lasciato spazio ad una più raffi nata e condivisibile tecnica legata allo stencil su stencil, che permette di realizzare lavori parietali collettivi di notevoli dimensioni, coinvolgendo anche gruppi di non professionisti, indispensabili per ridurre tempi e costi. Ma da dove deriva il nome Orticanoodles? «Fa riferimento – spiegano – al noto quartiere di Milano ma anche alla pianta dell’ortica, che nasce spontanea in ogni dove e che è resistente e… urticante».

ULTIMA OPERA • Il più recente intervento milanese, del quale Mi-Tomorrow si è già occupato parlando di un vasto e diffuso progetto comunale di riqualificazione urbana, è sbocciato il 10 aprile proprio in zona Ortica, che è anche la sede del laboratorio del duo e luogo d’origine della loro avventura meneghina. Ma Mì – questo il titolo dell’opera muraria d’arte pubblica e condivisa – è il più grande murale dedicato alla musica popolare milanese, dipinto in modalità partecipata: «Abbiamo coinvolto 120 ragazzi che frequentano il Nuovo Liceo Artistico, il Liceo Linguistico Manzoni, l’Istituto Alberghiero Vespucci e la Laba: diventeranno i “custodi” del murale e lo vivranno e racconteranno nei prossimi mesi con il contributo di Zona 3 e di Anpi Ortica».

COME MICHELANGELO • Finora gli Orticanoodles hanno dipinto diversi stencil, come forma di libera espressione, per le strade di numerose città italiane, oltre ad aver partecipato ad importanti manifestazioni, anche internazionali. La tecnica è quella antichissima dello spolvero con l’uso delle sinopie: sfruttata già da Michelangelo, si basa su un codice molto popolare che «consente di lavorare contemporaneamente sulla memoria storica del territorio, soprattutto nella scelta e nell’elaborazione del soggetto e, allo stesso tempo, sull’esperienza di vita condivisa data dal fatto che gruppi di persone di tutte le età possono contribuire alla pittura dei disegni a campiture larghe». Il perché è presto detto: «Dipingere è un’esperienza di tipo terapeutico e, anche per questo, deve restare accessibile a tutti». In short, mentre per realizzare al meglio i grandi murales ci vorrebbero squadre di professionisti ad alto costo, «questa tecnica così democratica e riconoscibile, proposta direttamente dalla cittadinanza alle amministrazioni, consente di produrre forza lavoro nutrendo corpo e spirito e, allo stesso tempo, permette di dar vita a 300 metri quadri di dipinto parietale, nel nome della coesione artistica e sociale».

MEGLIO LA STRADA • Lavorando con le amministrazioni e con i cittadini, che segnalano direttamente al gruppo le zone e le pareti d’interesse, e con i giovani delle scuole, che vengono “preparati” dando vita a veri e propri workshop di approfondimento prima della produzione delle matrici per i murales, gli Orticanoodles hanno scelto la strada come luogo deputato all’arte, in antitesti o in alternativa alla Galleria. «Perché – spiega ancora Wally – l’arte pubblica di matrice popolare, con aspetto democratico e di vicinanza, costa poco e funziona perfettamente, arrivando dritta al punto». Come questo splendido tributo ai personaggi della tradizione musicale milanese, in cui «i colori fanno pensare alla Resistenza e le forme restano, come una scultura, a raccontare e riconnotare il territorio».

A cura di
Leda Mariani
@ledy

Dove mi porti? Con la collaborazione dell’Istituto d’Arte Felice Palma, su un lato del Mercato Comunale coperto di Massa Carrara, nascerà a metà maggio la Piazza dei Narcisi, lavoro semiastratto sul fiore delle Alpi apuane, che andrà graficamente a sottolineare la duplicità simbolica e mitologica di questo fiore leggendario.

PER PARTECIPARE
www.orticanoodles.com/blog/
Orticanoodles