Tag Archives: arte

One reason a day to go into stationery

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One reason a day to go into stationery

GEC (managing stationery) speaks of the Cartofumetteria Leda.

The Cartofumetteria Leda The Cartofumetteria Leda The Cartofumetteria Leda

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Voglia di argilla urbana

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L’arte come interazione con la città: allo spazio Manifiesto Blanco
arrivano le opere di Filippo La Vaccara, sincero ritratto del mondo

http://www.mitomorrow.it/2016/10/03/argilla-urbana-al-manifesto-blanco-le-opere-di-la-vaccara/

Inaugurazione il 20 ottobre dalle 19!!!

mi-tomorrow-2016-10-03

Tre Torri, linea d’arte

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L’ESTATE PORTA LE PRIME OPERE DI ARTLINE MILANO
IL PROGETTO COLORA PIAZZA BURRI E TUTTA CITYLIFE

http://www.mitomorrow.it/2016/07/11/tre-torri-linea-darte/

mi-tomorrow-2016-07-11

Tombini urbani: nasce la vita

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IL MILANESE BIANCOSHOCK E LA BORDERLIFE CHE SI VEDE AD OCCHIO NUDO
ANATOMIA DI UNA REALTÀ METROPOLITANA ANALIZZATA ATTRAVERSO L’ARTE

http://www.mitomorrow.it/2016/05/17/tombini-urbani-nasce-la-vita/

mi-tomorrow-2016-05-17

A Milano le strutture in stato di abbandono continuano ad essere centinaia. Centinaia sono le situazioni in stallo che si scontrano con l’impeto edilizio da sempre motore della città, soprattutto nell’ottica del progetto di riqualificazione urbana complessiva portato avanti dalle amministrazioni negli ultimi anni. Pensando alle tendenze green, al riciclo, ma anche al desiderio di far durare a lungo ciò che possediamo, colpisce l’opera di un singolare street artist concettuale milanese, che ad aprile ha creato a Lodi un’installazione, in grado di far parlare ancora di sé. Biancoshock, questo il soprannome dell’artista, reinterpreta gli oggetti metropolitani attribuendo loro significati nuovi e cercando di stimolare la riflessione di chi li vede. Le sue installazioni hanno come temi principali la povertà e l’abbandono degli ambienti urbani, il consumismo, lo stress cittadino e il rapporto tra uomo e natura.

LA METAFORA • Biancoshock ha dato vita, nei tombini in disuso nel Lodigiano, a minuscoli appartamenti arredati: provocazione nata, tra ironia ed evocazione, dall’idea di sensibilizzare i cittadini verso il pensiero di chi, ancora oggi, vive nel mondo ai limiti della sopravvivenza. Il titolo del lavoro, Borderlife, punta il dito verso chi è quasi invisibile nelle nostre metropoli, concentrandosi sul quotidiano di coloro che, ad esempio a Bucarest, vivono davvero nei tombini. «Se alcune criticità non si possono evitare – la teoria di Biancoshock –, tanto vale renderle confortevoli». Ecco allora che i chiusini si attrezzano di tutto ciò che le stanze delle nostre case ospitano: un piccolo bagno, con doccia ed asciugamano, una cucina con tutti gli utensili necessari, carta da parati, un quadro, un minuscolo cappello.

SPAZIO-TEMPO • L’artista, che si espone in forma anonima dal 2004, completamente mascherato, si sta affermando in maniera sempre più convinta come una delle voci di maggiore eco nella dinamica cittadina. La sua attitudine performativa ed attivista, in una parola “urban”, si esprime in maniera assoluta nel progetto intitolato Ephemeralism, letteralmente “Effimerismo”, allo scopo di produrre opere d’arte che esistano in maniera limitata nello spazio, ma che sappiano persistere in modo infinito nel tempo, attraverso la fotografia, i video ed i mezzi di comunicazione. Biancoshock ha realizzato più di 700 interventi per le strade d’Italia e di tutta Europa – ma anche oltreoceano, come in Malesia -, presentando i suoi progetti in diverse Università, oltre che al TedX di Oporto. L’unica apparizione in galleria fino ad ora si è tenuta alla 77 Art Gallery in corso di Porta Ticinese, nel 2014. E chissà che i tombini, prima o poi, prendano vita anche a Milano.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

Free art autogestita

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22-dicembre

IL PONTE DI PORTA GENOVA? UNA SUPER GALLERIA A CIELO APERTO
AD “ACCUDIRLO” I CITTADINI, IN PARTICOLARE UNA RAGAZZA CHE…

Da sempre il ponte pedonale sopra i binari della stazione di Porta Genova è una notevole espressione di free art a Milano, in modo del tutto analogo a quanto accade in altre capitali europee e mondiali. Qui gli artisti esprimono il proprio talento e comunicano i loro messaggi consegnandoli al vecchio metallo e dando vita ad un continuo, mutevole e multiforme caleidoscopio di colori, imagery, stampe e graffiti. A novembre, come parte della grande festa di fine Expo 2015, sul ponte è stato anche organizzato il primo Flash Mob dell’Arte di Passaggio, divenuto realtà grazie all’apporto dell’Associazione Ponti degli Artisti e di Italian Makers Village: durante l’evento, svoltosi contemporaneamente in 11 città, decine di artisti di diversi settori hanno esposto le proprie opere per ricordare che l’arte è di tutti e che ogni luogo può trasformarsi in un’affollata galleria. O anche in un vero e proprio museo stabile d’arte contemporanea.

LA CURA DEL PONTE • A tenere in ordine questa ormai più che nota sala espositiva a cielo aperto meneghina non è, however, il Comune, bensì una ragazza rumena che di sua iniziativa, ogni mattina, si presenta scopa alla mano: libera il pavimento da cartacce, foglie e terra, sistema gli scarichi dell’acqua piovana intasati e fa sparire in poche ore tutto ciò che potrebbe danneggiare l’immagine di un luogo molto frequentato dagli artisti, ma anche da intellettuali e turisti. Un apporto fondamentale ed assolutamente gradito alla cittadinanza. A tal punto che l’Associazione Onalim, nata dal blog della Milano “al contrario” di Isabella Musacchia, ha candidato la ragazza al suo premio «per le persone gentili e delicate della città».

OGNI GIORNO, NUOVA VITA • In questo momento chiunque attraversi il ponte può ammirare i coloratissimi Dreaming Jeans dell’artista monzese Roberto Spadea: si tratta di sculture-immagini realizzate tramite calchi di persone, restituiti al mondo in un gioco allusivo di presenza-assenza, che spuntano come funghi nei posti più impensabili della città. Attraversando il ponte dall’estetica post-industriale, per raggiungere teatri, ristoranti, laboratori e luoghi di lavoro, i protagonisti di Milano possono vivere gratuitamente l’esperienza di una dimensione da sogno, totalmente dedicata alla bellezza e alla comunicazione, oltre a quella dell’autonomia di gestione, che restituisce vita a spazi privi d’istituzione e a terre di nessuno. Quelle stesse terre che invece, a buon diritto, in qualunque punto della città si trovino, possono divenire casa di un’infinità di vite e regalare tanto a chi ha le potenzialità per sfruttarle al meglio.

A cura di
Leda Mariani
@ledy