Free art autogestita

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22-dicembre

IL PONTE DI PORTA GENOVA? UNA SUPER GALLERIA A CIELO APERTO
AD “ACCUDIRLO” I CITTADINI, IN PARTICOLARE UNA RAGAZZA CHE…

Da sempre il ponte pedonale sopra i binari della stazione di Porta Genova è una notevole espressione di free art a Milano, in modo del tutto analogo a quanto accade in altre capitali europee e mondiali. Qui gli artisti esprimono il proprio talento e comunicano i loro messaggi consegnandoli al vecchio metallo e dando vita ad un continuo, mutevole e multiforme caleidoscopio di colori, imagery, stampe e graffiti. A novembre, come parte della grande festa di fine Expo 2015, sul ponte è stato anche organizzato il primo Flash Mob dell’Arte di Passaggio, divenuto realtà grazie all’apporto dell’Associazione Ponti degli Artisti e di Italian Makers Village: durante l’evento, svoltosi contemporaneamente in 11 città, decine di artisti di diversi settori hanno esposto le proprie opere per ricordare che l’arte è di tutti e che ogni luogo può trasformarsi in un’affollata galleria. O anche in un vero e proprio museo stabile d’arte contemporanea.

LA CURA DEL PONTE • A tenere in ordine questa ormai più che nota sala espositiva a cielo aperto meneghina non è, however, il Comune, bensì una ragazza rumena che di sua iniziativa, ogni mattina, si presenta scopa alla mano: libera il pavimento da cartacce, foglie e terra, sistema gli scarichi dell’acqua piovana intasati e fa sparire in poche ore tutto ciò che potrebbe danneggiare l’immagine di un luogo molto frequentato dagli artisti, ma anche da intellettuali e turisti. Un apporto fondamentale ed assolutamente gradito alla cittadinanza. A tal punto che l’Associazione Onalim, nata dal blog della Milano “al contrario” di Isabella Musacchia, ha candidato la ragazza al suo premio «per le persone gentili e delicate della città».

OGNI GIORNO, NUOVA VITA • In questo momento chiunque attraversi il ponte può ammirare i coloratissimi Dreaming Jeans dell’artista monzese Roberto Spadea: si tratta di sculture-immagini realizzate tramite calchi di persone, restituiti al mondo in un gioco allusivo di presenza-assenza, che spuntano come funghi nei posti più impensabili della città. Attraversando il ponte dall’estetica post-industriale, per raggiungere teatri, ristoranti, laboratori e luoghi di lavoro, i protagonisti di Milano possono vivere gratuitamente l’esperienza di una dimensione da sogno, totalmente dedicata alla bellezza e alla comunicazione, oltre a quella dell’autonomia di gestione, che restituisce vita a spazi privi d’istituzione e a terre di nessuno. Quelle stesse terre che invece, a buon diritto, in qualunque punto della città si trovino, possono divenire casa di un’infinità di vite e regalare tanto a chi ha le potenzialità per sfruttarle al meglio.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

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