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Cascina Merlata, (ri)vince il cemento

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PASSEGGIATA IN UN’ATMOSFERA LUNARE, SU QUEL CHE RESTA DELL’EX PARCHEGGIO DI EXPO.
LE ULTIME? IL LAGHETTO NON TORNERÀ E IL RIFUGIO PER ANIMALI RISCHIA DI SCOMPARIRE

http://www.mitomorrow.it/2016/05/05/cascina-merlata-rivince-il-cemento/

mi-tomorrow-2016-05-05

NOI, CHE VOGLIAMO IL LAGO DEI TIGLI

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UN LUOGO MAGICO RISCHIA DI IMPLODERE IN ZONA EXPO 2015
COME AIUTARE L’ASSOCIAZIONE E… FAR RINSAVIRE IL COMUNE

http://www.mitomorrow.it/2015/09/22/aiutiamo-il-lago-dei-tigli/

mi-tomorrow-2015-09-22

 

Versione Integrale: per approfondire

Nel nome di Expo

NON LASCIAMO SOLI I GESTORI DELL’ASSOCIAZIONE LAGO DEI TIGLI
IL COMUNE APRA LA VIA D’ACCESSO ALLA STRUTTURA E NE CONSENTA LE ATTIVITA"

Esiste ancora un luogo. Esiste, tra lo scalo Fiorenza delle Ferrovie e l’ autostrada A4, in prossimità della nuova rotonda che conduce al grande parcheggio di Expo, a due passi dal ponte pedonale che da Cascina Merlata porta direttamente alla manifestazione: è un posto splendido, che con le unghie difende ancora forse per poco la sua natura. Del Lago dei Tigli infatti, al civico 240 di Via Triboniano, non resta più nulla. Quello che un tempo fu un gigantesco luogo di ritrovo su circa 120 mila mq per chi si dilettava di pesca sportiva, unico specchio d’acqua di 6000 mq sopravvissuto su tre (Cava Triboniano e Barzaghi), incorniciato da un bosco e sede di un’associazione esistente dal 1994 e che Monica Fasano dal 2008 ha riconvertito in un rifugio per cani e gatti, all’interno del quale si svolgevano anche corsi di danza, attività artistiche, feste e cene, oggi non è che una piccola striscia di terra recintata, che racchiude i suoi ultimi tigli centenari, qualche bella pianta salvata dagli orti poco distanti, alcune caprette, galline e i cani e gatti che lì da 15 anni vivono in libertà, senza incontrare gabbie, in gruppo e totale armonia. C’erano anche dei cavalli, ma non hanno retto all’arrivo della strada: troppo rumore per loro e troppi pericoli.

UN SOGNO INFRANTO . Entrare in questo posto, alle spalle dell’ ex campo rom e del cimitero Musocco, oggi è ancora magico: la forma della struttura, l’accoglienza gentile, famigliare, questi animali che ti ricevono con gioia, pieni di vita e di speranza. Osservando la strada vuota, con le sue paratie, che impediscono lo sguardo all’orizzonte, non si può non pensare con dolore alle centinaia di grandi pesci e alle tartarughe (50 quintali) che furono brutalmente uccisi una mattina di metà luglio 2012, aspirando l’acqua del laghetto con le idrovore, per poi lasciarli a morire lentamente nel fango, per alcuni mesi. Della fauna che viveva nel lago sono state salvate solo due tartarughe, mentre le monumentali carpe, mascotte dei pescatori, sono state sepolte. Volontari e membri dell’associazione hanno cercato in tutti i modi di salvare gli esemplari che potevano, ma ad oggi, niente più volti rugati che si affacciano sulle increspature dell’acqua, niente più chiome dei salici piangenti a sfiorarne la superficie, niente più olmi, pioppi e piante autoctone e giù anche gli orti in città degli anziani, dietro alla polveriera, dall’altra parte della strada e via il vigneto di uva fragola, del quale Monica è riuscita a salvare ed innestare solo un piccolo campione.

CEMENTO SENZA SENSO . E la faccenda adesso si fa ancora più seria, perché sembra che il comune, che ha già fatto costruire accanto allo stabile una vergognosa traversa che non porta da nessuna parte e che ha recintato l’accesso alla struttura, di fatto una strada privata di proprietà del Demanio, impedendo agli stessi residenti di accedere liberamente (devono infatti infilarsi nella recinzione per poter entrare in casa, oppure fare un giro Kilometrico in macchina), abbia dato questo luglio lo sfratto a Monica e a tutti gli animali che custodisce, per costruire lì un altro deposito comunale, quando a 20 metri ce n’è già uno completamente vuoto. Monica non riesce più a sostenere l’affitto della struttura, dato che nessuno può accedervi e non può organizzare eventi di alcun tipo: dinamica che ha assunto la forma di un boicottaggio vero e proprio.

INTERVENIAMO ADESSO . Il centro di pesca sportiva ha occupato per oltre mezzo secolo l’ area demaniale e l’Associazione è sopravvissuta nonostante tutto fino ad oggi, grazie alla forza e al coraggio di pochi, che però adesso hanno seriamente bisogno di aiuto. Di cibo per gli animali, di volontari, di un minimo di sostegno per non far sgomberare un posto come ne restano pochi a Milano, nel quale sembra piacevolmente di entrare in un’altra dimensione e che potrebbe essere usato per organizzare attività ortofrutticole e laboratori per i bambini, come centro di accoglienza diurno per i disabili, come luogo di ritrovo per feste ed organizzazioni. Uno spazio ritrovato, come tanti altri di moda in centro, nell’odierna Milano Radical Chic, ma che è più autentico di qualunque altra cascina recuperata e che soprattutto ospita vita: la vita di questi animali che qui resistono in pace e protetti, mantenendo in piedi almeno un po’ di verde periferico attorno a questa micidiale e triste colata di cemento, che ci resterà per le mani alla fine di Expo 2015.