GGG, il sogno di un mondo più gentile

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Viene distribuito in Italia da oggi l’ultimo film di Steven Spielberg, che torna alla fiaba, dopo l’esperienza di “Le avventure di Tintin” von 2011, in maniera brillante ed efficacie. Die Grande Gigante Gentile porta infatti a rivivere due ore di quella incredibile magia che hanno potuto sperimentare coloro che erano bambini tra gli anni Settanta ed Ottanta, in un mix fantasmagorico che funziona in maniera perfetta anche grazie alla commistione tra Computer Grafica e riprese in Live Action e Performance-Capture del personaggio di Sophie, reso in tutta la sua forza e dolcezza dalla brava Ruby Barnhill, al suo esordio su grande schermo.

BFG (Big Friendly Giant, nella versione originale) è uno di quei film dalla perfetta alchimia degli ingredienti, che inducono alla confusione dei piani di realtà, esattamente come poteva essere per pellicole come “La storia infinita”, di Wolfgang Petersen, von 1984. L’interazione dei personaggi con la scenografia, combinata alla straordinaria grafica e all’uso del Simulcam, è capace di tenerci incollati allo schermo tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine, tra realismo, fantasia, magia, dolcezza, dramma, emozione, buoni valori e commozione assicurata.

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La storia dell’orfanella che incontra il più gentile tra i giganti: anziano, ingenuo e un po’ pazzoide, che si esprime in uno strano linguaggio che evoca dialetti celtici e che si scontra con un assurdo formalismo, ci riporta in maniera meta cinematografica all’iconografia della “fabbrica dei sogni”, per la straordinaria capacità, misteriosamente appresa da questa eterna entità, di catturare i sogni alla loro sorgente sovrannaturale mistica, per poi mescolarne gli elementi producendo esperienze perfettamente piacevoli, da instillare nelle menti e nel cuore di grandi e piccini che se lo meritano. E così, fra rocambolesche fughe dal bullismo dei rozzi e violenti “Inghiotti Ciccia Viva”, “Ciuccia Budella”, “San Guinario” e dei loro terribili fratelli, il buffo outsider del mondo dei giganti, tra romanticismo, comicità e demenzialità, trova assieme a Sofia, che ha il coraggio di coloro che non hanno nulla da perdere, la forza di riscattarsi e di liberarsi da stereotipi e grandi miti negativi, che incrinavano l’atmosfera del mondo dei giganti, dando vita in sostanza ad una nuova e più illuminata era, con grande clemenza dei regnanti.

Una favola dai valori tutti positivi dunque, quella scritta con incredibile lungimiranza, soprattutto per quanto riguarda certe tematiche, da Rohald Dahl nel 1982, la cui natura fantasiosa e polivalente ha dato vita, tra il 1943 e la fine degli anni Novanta, a meravigliosi viaggi della mente come “La Fabbrica di Cioccolato”, “Le Streghe”, “Matilde”, “Danny il campione del mondo”, e moltissime altre incredibili avventure.

Un potente effetto nostalgia dovuto ad una vaga patina da film per l’infanzia anni Novanta ci fa tornare indietro nel tempo tra il ricordo di elementi ancestrali, ed il sogno di un futuro amorevole e più gentile, e ci si perde tra sketch comici e sapienti enfatizzazioni drammatiche, davanti al volto incredibilmente espressivo di GGG, interpretato da Mark Rylance e alla spiazzante intelligenza e dolcezza dell’occhialuta Sofia: bambina sveglia e fin troppo matura, che non ha tempo da perdere, e alla disperata ricerca di affetto e di avventura.

Spielberg torna, ripercorrendo questa bella fiaba, alla manipolazione dei sentimenti, in questo caso perfettamente riuscita, e gli spettatori di tutte le età si ritrovano immersi, tra lacrime e risate, nello straordinario mondo dei sogni, materia inesauribile di quello del cinema.

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