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ricominciare sempre dall’inizio…

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Non so, mi vedo vivere, mi leggo leggere, ti penso molto e va bene così, forse ti penso più di prima…ci sarebbero tante cose da spiegare, ma è giusto farlo via net?
Forse sì, conoscendo come siamo fatti…si vive su più mondi paralleli, ci si incontra talvolta in uno, talvolta nell’altro…Mi piacerebbe ricominciare a scrivere, ma qui sono sperduta nel nulla… Eppure sento che avrò sempre più tempo, che sto riprendendo il mio tempo…magari dovrei farlo a casa, chiarirmi le idee, lasciarle a schiarire nel web, poterle ritrovare in futuro, modificarle, così come avviene nella mia testa, ma ora sempre più mi rendo conto che la loro forma è caotica per necessità, che ormai le mie idee hanno assunto questa non forma che è anche così meravigliosa, affascinate…ti ricordi? Sovrappensiero ti vedi vivere e ti incammini…
Ho finito, ho finito il lavoro, lavorerò ancora come mi viene, ‘fanculo gli sposi nel mondo, ‘fanculo tutto, tutti e tutto…
Un bacio.
Le

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Anche se sono fortemente contraria alla pubblicazione di lettere scritte individualmente, poiché inserite sotto questa forma potrebbero trasformarsi comunque in qualcosa di tristemente spersonalizzato, riporterò per questa volta un brano di lettera scritta recentemente a quella che io di norma chiamo zia Duzzi e che invece si chiama Edda; è la sorella della mia nonna paterna: Leda.
Io e la zia Duzzi ci scriviamo da anni, anzi, da sempre, da quando ricordo e la nostra è davvero una corrispondenza singolare, fatta tra persone che praticamente non si sono mai conosciute davvero, che non si vedono mai, che non hanno alcun tipo di rapporto reale, ma solo ed eslusivamente virtuale. Forse è per questo che continuiamo a scriverci, chi lo sà…Io ed Edda abbiamo vissuto e viviamo mondi differenti, abbiamo più di cinquant’anni di divario e il modo di scrivere di mia zia, assai curioso, rasenta forse l’apoteosi della retorica. Lei parla con modi e termini direi ottocenteschi, pertanto le mie lettere, nel tentativo di rendersi comprensibili alla sua sensibilità, ricalcano un ritmo anziano e forbito del comunicare. Duzzi parla di sé senza mai davvero farlo…è incredibile, in più di vent’anni di conversazione, quanto poco sappia di lei e lei di me, ma quello che ci accomuna, il motivo credo per cui non cesseremo mai di scriverci, è che in lei ho trovato un modo molto simile al mio di intendere il rapporto epistolare. Lei vive il gusto di parlare restando in superficie, senza osare una benché minima invadenza nei nostri reciproci mondi e allo stesso tempo di inserire, qua e là , indistintamente, qualcosa che per noi è profondamente vero.
E’ difficile da spiegare…
Poi pensavo che se in effetti mettessi assieme su questo blog tute le lettere scritte in giro in questi anni, non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricapitolare, di riscrivere tutto… ma sarebbe triste, no? Sarebbe inutile, forse, non ricapitolare?
Si vedrà…scrivo, ma penso…a chi può interessare, una lettera rivolta a tutti?
Comunque inserisco uno spezzone che oltre a rendere nota in parte, in maniera sempre molto superficiale, la mia estate, può iniziare a far capire cosa di recente mi è accaduto…

Finalmente forse scrivo…

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Scrivo inizialmente per Andrea, cominciando a raccontare dalla fine, anche se a rigor di logica dovrei partire dall’inizio e cioè da quando ho cominciato per l’undicesima volta a cambiare case, circa due anni e mezzo fa, continuando poi ad attraversare luoghi ed ambienti che di sicuro mi hanno un pochino frenata, ma che mi hanno anche dato la possibilità di creare molto, di osservare, di concludere, di ricapitolare vari elementi della mia vita.
Il titolo del mio diario, non è certo un caso.
Non avrei voluto cominciare in maniera così noiosa, dettagliata e referenziale, ma se Andrea, non ti scrivessi così, dovrei ripetere lunghi racconti già fatti a voi che siete gli amici che ricordo con più affetto per la centesima volta, ed è una cosa devastante, alla lunga un logorio…Un pò come il rispondere al telefono…Nel senso, è bello ricevere la telefonata di una tua cara amica, di chi devi vedere in serata, del tuo ex amore, è meraviglioso risentire la voce di qualcuno che non si incontra da un pò, resta emozionante…l’inflessione della voce, un certo modo tutto particolare di pronunciare le parole, sono cose che fanno sciogliere, ma il suono del telefono…No, quello proprio no, è insopportabile. Non amo parlare mentre mangio, mentre osservo qualche cosa, mentre lavoro…Non amo parlare disturbata da una cattiva sonorità e mi ritroverei ascoltando un amico al telefono per lunghi ed interessantissimi racconti, ad essere costantemente distratta da altro, da quello che passa: schiacciata nel centro di un enorme interferenza fra le cose, come quando si parla con qualcuno con le orecchie che fischiano, ascolterei dolci parole disturbata da ogni cosa e forse più di ogni altra dal tempo limitato della telefonata. Suggerisco allora la presenza, l’incontro o la lettera. Suggerisco una parentesi senza ritmi da seguire, illimitata, e una vera concentrazione su sè stessi e sull’altro.
Poi scusatemi, se spesso non rispondo, ma i suoni così, ripetitivi, mi danno talmente fastidio che pur avendo come mezzo mondo un utilissimo cellulare da usare al bisogno (e dal mio punto di vista preferenzialmente per lavoro), spesso tendo ad abbandonarlo dimenticandolo da qualche parte, o a privarlo del suo richiamo nervoso.
Perciò pardon, se non rispondo al telefono!
Sono seriamente intenzionata a portare avanti questo diario, ma stavolta, finalmente, per comunicare con gli altri: unica forma di senso che mantiene per me, anche se in fondo sono tra quelli che credono che la scrittura sia più che altro, essenzialmente, un dilogare con sè stessi, che sia un disperato ed incessante restare in sè, più che un comunicare con l’altro! Ovvio che da una costante riflessione interiore possa uscrirne qualcosa di significativo per tanti, ma dubito del fatto che la maggior parte delle persone scriva per raccontare.
Ricordo molto bene che a otto anni, dopo aver cominciato a compilare diari pressoché quotidiani dall’età di sei, i quali riletti molto tempo dopo mi hanno anche parecchio stupita (da quel momento in poi ho considerato che i bambini devono avere una conoscenza innata della vita, necessariamente)…insomma ad un certo punto, cercai di dargli fuoco in casa, perchè ero convinta del fatto che una cosa che avevo cominciato a scrivere per avere e perchè restasse un’idea di me, un preciso ricordo, non avrebbe mai invece parlato di un individuo che continuava a cambiare. Pensai: “Se qualcuno leggerà tutte queste considerazioni qunado avrò trent’anni, troverà una bambina che c’era e che non c’è più, non sarò io e non vorrò essere ricordata così..”.
Concludo dunque questo inizio ribadendo che il fatto che io scriva un diario, per me non ha alcun senso e che mai l’avrei cominciato se non fosse stato Stefano a suggerirmelo, se non fosse per il fatto che ho poco tempo per scrivere a tutti coloro a cui vorrei inviare lettere, se non fosse per il fatto che la mia vita è davvero così variabile da rchiedere note anche solo per ricordarmi cosa ho concluso l’altro ieri, se non fosse per il fatto che potrò, non appena riavrò il collegamento a casa, trasformare questo blog in una galleria fotografica!
Avrei piuttosto preferito inventare una storia, scrivere un romanzo letto, riletto e corretto in continuazione, mentre lo sporco di questo diario, gli errori e gli orrori, dopo un pò mi daranno fastidio, ma forse per il momento è necessario che sia così.
Pensiamoci.
Hello!
Le

Cominciando allegramente…

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Questo è l’inizio della nuova era…preparatevi a subirvi commenti e lettere chilometriche…solo per i sani di mente…o no?!
Leda