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Teatro totale e trasversale

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Inaugura domani il Teatro del Buratto nel nuovo polo di Maciachini
tra spettacoli per ogni età, musica dal vivo, rassegne e non solo

http://www.mitomorrow.it/2017/10/20/che-spasso-apre-il-nuovo-teatro-del-buratto/

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Il Bello del Cinema

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Da domani 80 pellicole per riflettere con il Milano Design Film Festival

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L’appuntamento di Leda Mariani

Cambia sede, per questa sua quinta edizione, il MDFF, che si terrà tra due piani del nuovo Anteo Palazzo del Cinema ed è reso ancor più importante dal patrocinio, oltre che dell’Assessorato alla Cultura del Comune, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dell’Assessorato alle Politiche per il Lavoro, Commercio, Moda e Design. La chiave di lettura di quest’anno, declinata in un fittissimo programma di quasi 80 film, è una cruciale riflessione sul tempo. Portraits of our time. Ritratti del nostro tempo, come spiega una delle organizzatrici Silvia Robertazzi, «intende far comprendere come presente e passato camminino insieme».

OSSESSIONE • E ancora: «Ci muoviamo come un Giano bifronte: concentrati sull’immediato, consapevoli che il domani, con il suo carico di innovazioni, è la direzione, ma anche attratti dal passato come rifugio, o fonte d’ispirazione. Il tempo è diventato la nostra ossessione sociale: è difficile rallentare e rischiamo di perdere la capacità di guardare alle cose con profondità, con amore e senso di meraviglia. Per prendersi cura della bellezza occorre tempo: per progettare, conservare, comprendere, per far capire, innovare, imparare, ed insegnare. Tempo per vedere e rivedere, come anche il cinema ci sa suggerire»

ISPIRAZIONE • L’illustratore Noma Bar ha firmato la locandina di questa edizione, mentre la guest curation 2017 è stata affidata all’architetto e designer Patricia Urquiola e ad Alberto Zontone, partner nel lavoro e nella vita, che hanno trasposto il loro sguardo internazionale in una selezione di titoli tra storia, fantascienza ed arte, intitolata Cronotopia, riflettendo sempre sul rapporto tra tempo e capacità visionaria. Dai film che hanno scelto, in anteprima o inediti – tra i quali spiccano Magnificient Obsession: Frank Lloyd Wright’s Buildings and Legacy in Japan di Karen Severns e Koichi Mori e The Future di Miranda July -, traspare a quale livello il cinema sia per loro una potente fonte di ispirazione.

PROGRAMMA • Il programma delle giornate del Milano Design Film Festival è diviso in sei sezioni che si riferiscono a diverse accezioni di “tempo”: Architecture, Design, Biography, Italian Panorama, Urban Life, ma soprattutto Art of thinking, Examining Time, che raccoglie film dal carattere più filosofico ed universale, spingendoci a riflettere su comportamenti, desideri e modelli. Da segnalare l’anteprima assoluta di Gillo Dorfles. In un bicchier d’acqua di Francesco Clerici e coprodotto proprio dal MDFF, oltre a Love will save the world di Elisa Fuksas e il supporto, anche economico, del Consolato Generale dei Paesi Bassi, che porta storie olandesi esemplari. Dopo lo scambio con Pechino e Seul, quest’anno il festival ospiterà anche la Jerusalem Design Week, con una selezione di corti israeliani.

ESORDIO • Appuntamento da domani alle 18.30 con l’anteprima italiana di The Happy Film, di Hillman Curtis, Stefan Sagmeister e Ben Nabors (2016), in cui il grafico austriaco Stefan Sagmeister, che vive a New York ed è noto per le sue copertine degli album dei Rolling Stones, di Jay-Z e dei Talking Heads, decide di provare a riprogettare la sua personalità per diventare più felice, conducendo
tre esperimenti controllati: meditazione, terapia e farmaci. Ma la vita personale si insinua e confonde il processo, avvicinando l’autore a se stesso. E così l’interrogativo resta: è possibile allenare la mente per essere più felici?

Da domani al 22 ottobre
Proiezioni singole: 5 euro
Abbonamento: da 15 a 40 euro

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La Scala è tornata ai suoi fasti

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Una regia assolutamente cinematografica, all’Opera

Almeno due parole sul Tamerlano di Davide Livermore vanno spese. Mercoledì 4 ottobre abbiamo assistito alla settima ed ultima rappresentazione di questa famosissima opera, inclusa nella 428° stagione del Teatro alla Scala di Milano. Ed è stata un’esperienza davvero unica: uno spettacolo bellissimo e curato nel dettaglio, in maniera maniacale da ogni punto di vista, così com’è sempre stato, almeno fino a  qualche anno fa, per il famosissimo teatro che la scorsa stagione dava segni di stanchezza e di difficoltà, soprattutto dal punto di vista scenotecnico.

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Questo Tamerlano, opera in tre atti tratta dal libretto di Nicola Francesco Haym e Agostino Piovene, sulla musica barocca e penetrante di Georg Friedrich Händel, della durata di quasi cinque ore, aveva una regia fresca e giovane, sorprendente e cinematografica. Tralasciando solo per un attimo l’orchestra diretta egregiamente da Diego Fasolis, che ha lavorato con i “barocchisti” della Rsi-Radiotelevisione Svizzera, lo spettacolo stupisce per la sua grandiosità ed originalità. Assolutamente eccezionale Lucia Cirillo, che in un’unica giornata ha imparato la parte cantata di Marianne Crebassa, nei panni di Irene, sostituita nella messa in scena dall’assistente alla regia, che ha dato vita ad un interessante “doppiaggio sul palco”, che nulla ha sottratto al normale svolgimento dello spettacolo.

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Scenografie mastodontiche, curate, fastose, e per nulla banali, ricostruivano un ambiente da Russia primi del Novecento che contrastava in maniera funzionale con la vicenda ambientata invece nel 1400, accompagnate da costumi tra il Charleston e la Prima Guerra Mondiale. I vagoni di un treno quasi sempre in movimento occupavano orizzontalmente tutto il palcoscenico, sul quale ogni elemento si è mosso con ritmo e fluidità, favorito da una regia dinamica, arricchita dai sorprendenti video di Videomakers D-Wok, che ci trascinavano dagli interni agli esterni, dalle passioni metaforizzate visivamente dei personaggi, agli ambienti ricostruiti nella maniera più verosimile possibile.

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Una regia fresca e dinamica, che ha saputo giocare molto e bene soprattutto sul Rewind spazio-temporale (che nell’opera io non ho mai visto usare), gestito in maniera egregia facendo spostare avanti e indietro le comparse, spesso coinvolte in movimenti sensuali, contemporanei e significativi, e che a tratti ci sono sembrate il doppio, il triplo di quel che erano, tanto i loro movimenti e le loro posizioni erano accurate e studiate nel minimo dettaglio, al fine di arricchire di significato la messa in scena.

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Qualcosa di assolutamente cinematografico in questo spettacolo dall’esecuzione musicale e canora classica e perfetta. Un’interazione funzionante tra storico e contemporaneo, che si sono reciprocamente arricchiti. Memorabili, se non incantevoli, alcune scene, come il lento allontanarsi di tutto il palco (e dunque metaforicamente della vita) da Asteria, la scena dello stupro di gruppo, i divertenti inserti della partenza periodica del treno, resi attraverso la corsa all’indietro delle comparse. Ma anche la possibilità, anch’essa cinematografica, di vedere contemporaneamente interno ed esterno del treno, con grande fluidità. O l’espressione visiva della rabbia di Andronico, che fa crollare la facciata del palazzo con pugni di rabbia. Per non dimenticare il finale, sotto la neve, mentre il gelo penetra nelle ossa dei personaggi, all’interno del grande salone, esausti e intimamente prosciugati dai cambiamenti della Storia.

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Uno spettacolo davvero incredibile, così come dovrebbero essere tutti quelli della Scala. Costumi eccezionali (di Marianna Fracasso), scenografie grandiose e fini (dello stesso Livermore e di Giò Forma) e le incantevoli, particolarissime voci di Franco Fagioli e Bejun Mehta, quasi ipnotici nelle loro fioriture vocali e a tratti simili ad usignoli. Una regia che ha saputo decisamente valorizzare una trama passionale ed avvincente, ma che di per sé avrebbe un finale scontato e quasi assurdo.

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Il crollo dell’Impero Ottomano e della Russia Zarista, dunque la morte dell’aristocrazia in funzione del predominio del popolo, con tutti i suoi pro e contro, rivivono il quest’ Opera del 1724 che si aggiunge alle molte nate dal Seicento in poi attorno alla figura del famoso conquistatore centro-asiatico Tīmūr Barlas (in chagatai تیمور, temur, “ferro”, anche Timur-e lang, in lingua farsi تیمور لنگ, ossia Timur “lo zoppo”), conosciuto in Occidente come Tamerlano (o Tamerlan, o anche Tamburlaine), che fu condottiero e generale turco-mongolo, fondatore dell’Impero Timuride, protagonista in Asia Centrale e nella Persia orientale tra il 1370 e il 1407, predecessore della dinastia Mogol in India.

Uno spettacolo semplicemente bellissimo.

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Una casa per gli artisti

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In zona Varesina nasce un ponte tra Miami e Milano.
Espinasse 31 è l’artist’s residency che ancora mancava

http://www.mitomorrow.it/2017/10/05/con-espinasse31-nasce-una-casa-per-gli-artisti/

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Alla scoperta dell’antica Fiera delle Grazie

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CONTO ALLA ROVESCIA PER LA MANIFESTAZIONE AGOSTANA DI CURTATONE

http://www.mitomorrow.it/2017/07/20/alla-scoperta-della-piu-antica-fiera-delle-grazie/

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