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Il tempo della contemplazione, con Cesare Picco

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PER LA RASSEGNA TRAMEDAUTORE FINO AL 24 SETTEMBRE
CESARE PICCO DARASUONO ALGENJI MONOGATARI

Cesare Picco è un musicista incredibile. Dal suo tocco estremamente malinconico emerge un’anima profonda e complessa, che mantiene vivo il senso di meraviglia per le cose e che sa riflettere, interpretare, cercare la bellezza. Una musica che rispecchia profondità d’animo, che rapisce, semplicemente incantevole.

In una serie di piacevolissimi appuntamenti presso il Chiostro Nina Vinchi, al Piccolo Teatro Grassi di Milano, durante il mese di settembre il pianista ha allietato il suo pubblico con un’interessante studio/interpretazione del Genji Monogatari (La storia di Genji), uno dei testi più importanti e noti della letteratura giapponese, scritto attorno all’anno Mille da Murasaki Shikibu, dama di corte del periodo Heian, che narra le vicissitudini, i turbamenti e gli amori di Genji, il Principe Splendente.

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Cesare Picco ha letteralmente scavato, con estrema passione, all’interno del libro, individuando sei macro-temi da indagare assieme al pubblico e che ha trasformato in suoni mediante l’improvvisazione. Un’esperienza totalizzante, per la quale il pubblico, quasi ipnotizzato, è chiamato a condividere l’atto creativo del musicista. Una situazione musicale, poetica e teatrale di una bellezza devastante, incontenibile

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Il suono al quale il pianista riesce a dar vita è multiforme, vitale e vivo. A tratti sembra di ascoltare nonsoloun ottimo pianoforte, ma anche percussioni, mandolini, campane, diapasonIl suono si trasforma in elettronica e i campionamenti compiuti nel corso di viaggi in Giappone (il rumore del mare domina su tutti), sono le trame attraverso le quali Picco racconta la vita di Genji. Ed è meravigliosoè meraviglioso poter contemplare il suo senso di meraviglia: è qualcosa che fa tornare la voglia di comunicare, di darsi reciprocamente qualcosa di bello.

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Nel penultimo appuntamento della rassegna, ieri, Picco ha condiviso con il pubblico proprio delle riflessioni sulla Bellezza: sul tempo che richiede, su quello che consente di vivere, di sperimentare, sul concetto dimaturazioneche coinvolge tutto ciò che è in natura e dunque anche il nostro corpo, la nostra anima, la Storia. Ogni cosa a suo tempo, nel e per il tempo giusto, senza che debba sfuggirci l’essenza delle cose, la loro più intima ragione, la loro inevitabile, profondissima bellezza.

Cesare Picco è solo da ringraziare, per questa fantastica, spirituale e perfino gratuita esperienza che ci regala, condividendo l’essenza del suo pensiero sulla Natura e sulla vita, con noi.

Ultimo appuntamento domani, 23 Setembre, alle 21:30 presso il Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro Milano, sul tema del Silenzio.

Per saperne di più:

https://www.cesarepicco.com
https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Picco

L’universalità spiazzante di “Bestie di Scena”

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Almeno due parole non potevo non scriverle, così, a bruciapelo, su quest’ultimo entusiasmante lavoro di Emma Dante. Uno spettacolo antologico, nel senso più classico ed esistenziale del termine, che rievoca visioni nichiliste che vedono l’uomo piccolo, nudo, impotente, muoversi in maniera disperata in un mondo sul quale non può nulla, indipendentemente dalla sua volontà: in balia del fato, degli eventi, e di scelte altrui. Così come accade nella mitologia greca e romana, in cui l’essere umano, burattino nelle mani di divertite e sadiche divinità, non fa che vivere ed “interpretare” la volontà di altri, l’altrui divertimento, esattamente come accade ai burattini e agli attori sulla scena teatrale.

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Corpi nudi che provano sulla loro pelle la vergogna del proprio essere, che dopo essere stati usati, spremuti, dopo essere stati messi in movimento e scossi a livello emozionale, perdono anche la loro vergogna, la consapevolezza di sé stessi, come bestie al macello, come martiri di un gioco bieco e perverso: succubi della violenza della vita.

Cosa rimane, alla fine, dell’Umanità? Solo resti, macerie, immondizia… un accumulo impietoso e sconcio di vestiti e di scarti.

Attori eccezionali, sottoposti ad una durissima prova, sia psicologica che fisica, vengono posseduti da stati emotivi, personaggi, oggetti, input, anche esteticamente, osceni (fuori scena). E loro malgrado si trasformano nel nostro specchio, esattamente come accade sempre in teatro. Ma questo è un riflesso che ci mostra la nostra bestialità: la nostra incredibile vicinanza alla scimmie, la follia, l’idiozia, il dominio del corpo sullo spirito. La vittoria finale dell’istinto, sopra ad ogni cosa.

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Uno spettacolo chiaro e potente: lapidario. Non ci sono dubbi su ciò che significa, niente sbavature, nessuna incertezza. L’esistenza: ciò che è, in tutta la sua bruttezza e poesia. Solo la musica porta a qualcosa di diverso…solo la musica spinge un po’ più in là di noi stessi, ma a tratti, quasi per caso, subito dimenticata.

Un’umanità al crepuscolo, che torna in circolo alle sue origini, costretta, come prigioniera in un campo di concentramento, o in un allevamento industriale… obbligata a guardarsi in faccia.

Quando l’ennesimo spiazzante oggetto di scena, come le scope che i personaggi (le bestie) usano per spostare le noccioline tanto amate dalle scimmie, diventa prigione nella quale sbatte e si batte questa disperata umanità, accomunata dall’insieme di ogni suo singolo status, raggiungiamo l’apice di una raffinatezza estetica, sintetica e forte, che di nuovo ci fa pensare alla tragedia greca e alla potenza irripetibile del teatro, che con poco o nulla, crea universi che esistono: che si muovo, odorano, sudano, parlano, sentono… che sono sostanza.

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Di nuovo qualcosa di profondamente siciliano in questo spettacolo e sicuramente di pirandelliano: l’imperturbabilità del fato, l’impossibilità di avere la meglio su forze molto più grandi noi, la consapevolezza di essere nulla e della nostra impotenza. Un realismo estremo, violento, netto e profondo, che avvolge questo girone infernale di povere anime senza speranza e senza dignità: buffoni, sulla scena della vita e dell’esistenza.

Uno spettacolo dal quale si esce esaltati, commossi e disarmati. Qualcosa che nella forma abbiamo già visto, alla quale siamo pronti, che rievoca molte performance artistiche dagli anni Sessanta ad oggi, ma che nel contenuto e nella resa ha qualcosa di ancestrale, di mitico, di inequivocabile.

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regia Emma Dante
amb Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli
Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara
elementi scenici e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro

assistente di produzione Daniela Gusmano
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo, Festival d’Avignon
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma

Per vederlo: https://www.piccoloteatro.org/it/2016-2017/bestie-di-scena