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Comfort tedesco in piazza

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SI RIVEDONO A MILANO LE PANCHE DEL PADIGLIONE GERMANIA
LA COMODITÀ ECOSOSTENIBILE NEL GIARDINO DELLE CULTURE

Mi-Tomorrow---19-Gennaio-2016---Martedì

Un piccolo angolo di Milano si sta gradualmente sviluppando, trasformandosi da zona semi-abbandonata a parco cittadino riqualificato, a due passi dalla chiesa di Santa Maria del Suffragio e dal mercato al coperto appena ricostruito. A contribuire al suo arredamento, dopo lo spettacolare murale sul tema dell’infanzia disegnato da Millo, da poco tempo hanno trovato spazio, orgogliose, cinque gigantesche ed avanguardistiche panchine provenienti dal padiglione Germania di Expo 2015, dal 7 gennaio scorso vanto per gli abitanti di via Morosini, in piena Zona 4.

ECOLOGICHE • Una parte della “cittadella scomparsa” dell’Esposizione Universale, dunque, torna a vivere in città, in un’area riqualificata da pochi mesi e per decenni fiore all’occhiello ben poco onorevole del degrado meneghino: si tratta, infatti, di un’ex discarica, zona un tempo popolata da capannoni artigianali dismessi durante gli anni Ottanta e occupati di continuo, fino alla loro demolizione. A seguire, il progetto di un concessionario e l’ennesimo abbandono, fino alla creazione, nel 2015, del Giardino delle Culture. Le panchine sono state cedute dal padiglione tedesco ad un’azienda che si occupa di allestimenti, ma dopo una lettera inviata dal Comune di Milano ai vari Paesi coinvolti nella manifestazione, missiva che invitava a donare alcuni arredi alla città, la ditta proprietaria ha deciso di regalarle proprio all’Amministrazione. La Germania è stata la prima nazione ad accogliere la proposta dell’assessorato ai Lavori pubblici di trasferire a Milano parti dei padiglioni: queste strutture votate all’ecologia, che fanno anche da fioriere, da contenitori per la raccolta differenziata e da comode “sedie sdraio” per riposarsi o prendere il sole, sono un eccezionale esempio di quanto la bellezza e la funzionalità degli arredi urbani possa migliorare la qualità della quotidiana vita cittadina.

IL RICICLO • Sono già oltre cinquecento gli alberi che, fino a qualche tempo in Expo, sono stati ripiantati in comuni della Città metropolitana ed altre piante provenienti dal sito espositivo verranno collocate durante i prossimi mesi in numerose scuole. Prosegue, en breu, l’opera di riciclo post kermesse: il prossimo bando di Cascina Triulza dedicato al riutilizzo delle attrezzature, ad esempio, sarà pronto a giorni. Nel giro di qualche mese, burocrazia permettendo, le panchine tedesche risulteranno essere solo una delle numerose eredità materiali che Expo 2015 lascerà a Milano e ai suoi luoghi di attrattiva mondiale.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

NOI, CHE VOGLIAMO IL LAGO DEI TIGLI

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UN LUOGO MAGICO RISCHIA DI IMPLODERE IN ZONA EXPO 2015
COME AIUTARE L’ASSOCIAZIONE E… FAR RINSAVIRE IL COMUNE

http://www.mitomorrow.it/2015/09/22/aiutiamo-il-lago-dei-tigli/

mi-tomorrow-2015-09-22

 

Versione Integrale: per approfondire

Nel nome di Expo

NON LASCIAMO SOLI I GESTORI DELL’ASSOCIAZIONE LAGO DEI TIGLI
IL COMUNE APRA LA VIA D’ACCESSO ALLA STRUTTURA E NE CONSENTA LE ATTIVITA

Esiste ancora un luogo. Esiste, tra lo scalo Fiorenza delle Ferrovie e l’ autostrada A4, in prossimità della nuova rotonda che conduce al grande parcheggio di Expo, a due passi dal ponte pedonale che da Cascina Merlata porta direttamente alla manifestazione: è un posto splendido, che con le unghie difende ancora forse per poco la sua natura. Del Lago dei Tigli infatti, al civico 240 di Via Triboniano, non resta più nulla. Quello che un tempo fu un gigantesco luogo di ritrovo su circa 120 mila mq per chi si dilettava di pesca sportiva, unico specchio d’acqua di 6000 mq sopravvissuto su tre (Cava Triboniano e Barzaghi), incorniciato da un bosco e sede di un’associazione esistente dal 1994 e che Monica Fasano dal 2008 ha riconvertito in un rifugio per cani e gatti, all’interno del quale si svolgevano anche corsi di danza, attività artistiche, feste e cene, oggi non è che una piccola striscia di terra recintata, che racchiude i suoi ultimi tigli centenari, qualche bella pianta salvata dagli orti poco distanti, alcune caprette, galline e i cani e gatti che lì da 15 anni vivono in libertà, senza incontrare gabbie, in gruppo e totale armonia. C’erano anche dei cavalli, ma non hanno retto all’arrivo della strada: troppo rumore per loro e troppi pericoli.

UN SOGNO INFRANTO . Entrare in questo posto, alle spalle dell’ ex campo rom e del cimitero Musocco, oggi è ancora magico: la forma della struttura, l’accoglienza gentile, famigliare, questi animali che ti ricevono con gioia, pieni di vita e di speranza. Osservando la strada vuota, con le sue paratie, che impediscono lo sguardo all’orizzonte, non si può non pensare con dolore alle centinaia di grandi pesci e alle tartarughe (50 quintali) che furono brutalmente uccisi una mattina di metà luglio 2012, aspirando l’acqua del laghetto con le idrovore, per poi lasciarli a morire lentamente nel fango, per alcuni mesi. Della fauna che viveva nel lago sono state salvate solo due tartarughe, mentre le monumentali carpe, mascotte dei pescatori, sono state sepolte. Volontari e membri dell’associazione hanno cercato in tutti i modi di salvare gli esemplari che potevano, ma ad oggi, niente più volti rugati che si affacciano sulle increspature dell’acqua, niente più chiome dei salici piangenti a sfiorarne la superficie, niente più olmi, pioppi e piante autoctone e giù anche gli orti in città degli anziani, dietro alla polveriera, dall’altra parte della strada e via il vigneto di uva fragola, del quale Monica è riuscita a salvare ed innestare solo un piccolo campione.

CEMENTO SENZA SENSO . E la faccenda adesso si fa ancora più seria, perché sembra che il comune, che ha già fatto costruire accanto allo stabile una vergognosa traversa che non porta da nessuna parte e che ha recintato l’accesso alla struttura, di fatto una strada privata di proprietà del Demanio, impedendo agli stessi residenti di accedere liberamente (devono infatti infilarsi nella recinzione per poter entrare in casa, oppure fare un giro Kilometrico in macchina), abbia dato questo luglio lo sfratto a Monica e a tutti gli animali che custodisce, per costruire lì un altro deposito comunale, quando a 20 metri ce n’è già uno completamente vuoto. Monica non riesce più a sostenere l’affitto della struttura, dato che nessuno può accedervi e non può organizzare eventi di alcun tipo: dinamica che ha assunto la forma di un boicottaggio vero e proprio.

INTERVENIAMO ADESSO . Il centro di pesca sportiva ha occupato per oltre mezzo secolo l’ area demaniale e l’Associazione è sopravvissuta nonostante tutto fino ad oggi, grazie alla forza e al coraggio di pochi, che però adesso hanno seriamente bisogno di aiuto. Di cibo per gli animali, di volontari, di un minimo di sostegno per non far sgomberare un posto come ne restano pochi a Milano, nel quale sembra piacevolmente di entrare in un’altra dimensione e che potrebbe essere usato per organizzare attività ortofrutticole e laboratori per i bambini, come centro di accoglienza diurno per i disabili, come luogo di ritrovo per feste ed organizzazioni. Uno spazio ritrovato, come tanti altri di moda in centro, nell’odierna Milano Radical Chic, ma che è più autentico di qualunque altra cascina recuperata e che soprattutto ospita vita: la vita di questi animali che qui resistono in pace e protetti, mantenendo in piedi almeno un po’ di verde periferico attorno a questa micidiale e triste colata di cemento, che ci resterà per le mani alla fine di Expo 2015.

Paradossi urbani: siete i benvenuti

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Paradossi urbani: siete i benvenuti

“NUTRIRE IL PIANETA” VERSO EXPO E SEMPRE PIÙ A DISCAPITO DEL NOSTRO TERRITORIO
IL VIAGGIO NELLA “SUPERMILANO” CHE RESISTE AL TEMPO E ALLE INSIDIE DEL CEMENTO

“Tende a prevalere una pseudo-socialità urbana fatta di “non luoghi”, stazioni ferroviarie, aeroporti, mezzi di trasporto, alberghi, spazi commerciali, discoteche
e così via, cioè di spazi che non creano né identità, né relazione, ma unicamente imitazione e solitudine, in cui si muovono microindividui padroni solo del loro
consumo, evanescenti come il consumo, unica fonte di valori. Microindividui conflittuali, competitivi, impauriti”.
(Nonluoghi, Marc Augé)

Un pensiero paradossale potrebbe essere necessario per comprendere le contraddizioni che costituiscono la realtà, per essere all’interno e allo stesso tempo all’esterno del suo sistema. Il paradosso è una conclusione apparentemente inaccettabile, seppur contraddittoria, che deriva da premesse apparentemente digeribili: è una tattica di resilienza, che permette di adattarsi agli imprevisti e agli errori. Chiunque lavori nelle aree rurali sa bene che, lì, il mestiere del progettista non ha sempre senso. Cosa può fare un architetto in un luogo che ha già una sua forma naturale e perfetta? Ogni giorno in Italia terreni agricoli vengono sacrificati per costruire autostrade, svincoli, linee per l’alta velocità. E allo stesso ritmo chiudono stalle di allevatori strozzati dalla grande distribuzione.

NEL NOME DI EXPO – Non si può non pensare, sull’onda di questi ragionamenti, alla Milano che cresce per Expo, il cui tema ruota attorno alla qualità della vita e ad un futuro incentrato sullo sfruttamento logico e sano delle risorse del pianeta, puntando moltissimo sull’idea di nutrizione. Tuttavia la situazione dell’agricoltura in Italia parla di terreni sfruttati, coltivazioni e qualità che si perdono, allevatori e agricoltori in crisi. Aumentano le colture intensive, l’uso di pesticidi, lo sfruttamento della manodopera agricola e l’utilizzo di terreni per la produzione di biogas. Per Expo sono stati utilizzati 110 ettari di terreni agricoli: alcuni di questi sono stati espropriati senza alcun rispetto a contadini che ci lavoravano. Ora, su quei campi una volta coltivati, ci sono vie d’acqua tutt’altro che navigabili. Nel cantiere si opera senza sosta e 46 società sono state escluse per il timore di infiltrazioni mafiose. Assediati da Infrastrutture Lombarde, i terreni di Expo sono gli unici nella storia delle esposizioni universali a non essere pubblici, con il peccato originale nelle fondamenta e una ramificazione d’interessi che attraversa anche la sanità. Non è dunque paradossale pensare a come sia possibile nutrire il pianeta, sacrificando i terreni su cui coltivare?

SUPERMILANO – Sabato 25 aprile lo scrittore Gianni Biondillo ha guidato i cittadini più curiosi alla scoperta dell’area Nord-Ovest della città, soprannominata Supermilano, in un percorso conoscitivo e di riappropriazione, ruotante attorno all’area di Expo, intitolato proprio “Paradossi urbani” ed organizzato dall’Associazione Esterni. Alla riscoperta del paesaggio agricolo milanese si possono, infatti, ripercorrere le trasformazioni socioeconomiche che hanno cambiato per sempre la geografi a del nostro territorio. Pensiamo a Cascina Cuccagna, eccellente recupero all’uso pubblico dei preziosi spazi della settecentesca omonima struttura, per farne un luogo di incontro e aggregazione: laboratorio attivo di cultura, impresa esemplare e punto di riferimento per la ricerca comune di benessere sociale e di qualità della vita. Niente paradossi, in questo caso, perché si punta a recuperare una funzione già propria di questi stessi spazi.

TUTELA – Osserviamo Cascina Tosi a Senago, testimonianza di architettura rurale del ‘600 e storica azienda agricola al cui interno è anche possibile ammirare un treno della Seconda Guerra Mondiale. Fondata dai Tosi, sette generazioni di agricoltori di origine veneta, fu sede dal 1886 della prima ortaglia milanese, nel senso completo e moderno del termine, che sorgeva nell’attuale via della Passione, proprio a ridosso della grande Chiesa omonima. Da Senago si può continuare, quasi perdendosi, nel gigantesco Parco delle Groane, il più importante terreno naturale dell’alta pianura lombarda, istituito nel 1976 su un’area di oltre 3.000 ettari, che presenta elementi di interesse geologico e contiene numerosi siti di grande valore storico-artistico e di archeologia industriale. Ebbene, dal 1984 nel parco è in vigore un piano territoriale che regolamenta l’uso dei terreni al suo interno e che mira a far coesistere tutela dell’ambiente con agricoltura, turismo e popolazione locale.

COMUNITÀ – Dalla dimensione agricola, si può poi passare all’architettura neorealista del Villaggio Operaio INA di Cesate, ideato tra il 1951 e il 1956 per ospitare gli allora “nuovi lavoratori” dell’area. Il quartiere fu costruito basandosi sull’ipotesi di una comunità strutturata in modo progressivo a partire dalla famiglia, disponendo la residenza di circa 6.000 persone in edifici a schiera, riuniti in isole e raccolti attorno ad elementari funzioni collettive: giardino d’infanzia, lavanderia, laboratorio comune e stazione ferroviaria, con servizi scolastici, commerciali e sociali. Quello che oggi sorprende è il grande impegno che fu adottato per garantire una buona qualità urbanistica ed architettonica, nella convinzione che potesse incidere non solo sulla vita interna agli alloggi, ma anche sull’organizzazione sociale e i rapporti interpersonali.

RISCHIO DEL RIDICOLO – Il percorso proposto da Biondillo si chiude in uno dei luoghi simbolo di Supermilano, convertito in spazio per l’arte e la cultura: la Fabbrica Borroni a Bollate, una splendida location ricavata dalla ristrutturazione di un opificio industriale. A due chilometri da Expo e dal polo fieristico di Rho, un magnifico parco-giardino avvolge grandi spazi in cui è possibile visionare oltre 500 opere, tutte esposte, della giovane arte italiana. Anche in questo caso, en breu, un esempio per ritrovare un passato che possa rivivere nel presente. Senza contraddizioni o abusi. Evitando a questa generazione situazioni architettoniche paradossali, che rischiano quotidianamente di metterci in ridicolo anche di fronte alla nostra stessa buona fede.

A cura di
Leda Mariani
@ledy

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Da nuova arteria a rischio cancro

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Da nuova arteria a rischio cancro

SI LAVORA CONTRO IL TEMPO PER LA REALIZZAZIONE DEL “LOTTO 1” DELLA ZARA-EXPO
IN FASE DI ULTIMAZIONE IL PRIMO TRATTO, MA C’È UN SERIO PERICOLO IN ZONA NORD

Circa un anno fa il Comune di Milano ha iniziato la progettazione di un’infrastruttura viaria nota come Gronda Nord, poi come Strada Interperiferica e successivamente come Strada Interquartiere. L’opera, che dovrebbe migliorare l’attraversamento dell’area Nord della città realizzando il collegamento del tratto da viale Fulvio Testi alla zona di Rho (tramite un raccordo tra la SS11 e la SS233) rientra nei progetti essenziali previsti dal dossier di candidatura di Milano a sede di Expo 2015. Prevista anche la realizzazione di un collegamento tranviario che congiungerà via Graziano Imperatore a via Pedroni e Piazza Bausan. I principali impatti riguardano l’acustica, l’atmosfera e il paesaggio.

DUE LOTTI – Da un punto di vista operativo, la strada di collegamento Zara-Expo è stata suddivisa in due lotti: il primo da via Eritrea verso Rho, il secondo da viale Testi a via Eritrea. A settembre 2013 sono partiti i lavori per il tratto iniziale del “Lotto 1”, fino all’imbocco di via Stephenson, ormai in fase di ultimazione, mentre l’iter burocratico per l’apertura del cantiere nel secondo tratto è ancora in corso. L’appalto è stato assegnato all’associazione temporanea d’imprese Salc-Daf costruzioni stradali–Agrideco, giocando al ribasso sull’importo a base d’asta, finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e da Palazzo Marino. La conclusione dell’opera potrebbe, dunque, trascinarsi oltre Expo: la partita si gioca tutta sul termine di ultimazione “parziale” dei lavori.

RISCHIO PARALISI – L’Eritrea-Expo, en breu, potrebbe non essere pronta per la fatidica data del 1° maggio: sarà una strada interquartiere, a doppia carreggiata, con due corsie per senso di marcia. Dopo un primo, breve tratto a raso, passerà sotto largo Boccioni grazie ad una galleria artificiale di circa 550 metres, sfruttando poi il tunnel esistente del raccordo autostradale e confluendo in via Stephenson. Tramite una bretella, che prevede la realizzazione di un sottopasso al fascio ferroviario di Milano Certosa, la strada consentirà anche il raggiungimento del sito espositivo ai flussi di traffico extraurbani. Del progetto originario, che intendeva collegare tutti i quartieri Nord di Milano, verrà realizzato solo questo tratto e si prevede che un’alta percentuale del traffico veicolare proveniente dal centro, il 40%, passerà da qui sommandosi a quello quotidiano verso Quarto Oggiaro, Novate, Baranzate e Bollate. La situazione, a questo punto, potrebbe diventare davvero critica: è stato fortemente limitato l’impatto visivo della strada nel tratto all’interno del quartiere, ma si parla di migliaia di auto al giorno che entrerebbero in zona per imboccare la via verso Expo, in aggiunta al (denso) traffico già esistente.

A cura di
Leda Mariani
@ledy
Fotografies de Marc Vanoli

Da nuova arteria a rischio cancro