Memorie Frankfurtesi

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Mi ero ripromessa di scrivere ogni giorno un po’ di quello che mi accadeva qui dal nuovo domicilio di Marco, di costruire una specie di diario di viaggio, invece poi, tra mille nuove cose da vedere e quotidiane da fare, nonché in ogni modo perseguitata dalla mia odiosissima tesi che sempre più si trasforma in incubo e che occupa ormai da anni più di otto ore al giorno della mia vita…insomma fra tutte queste cose, non ci sono riuscita!

Poco male, compenserò in breve ora…anzi, data la mia mania dattilografica forse è meglio così, mi darò alla sintesi. Poi ho sempre i miei appunti fotografici, che risultano quasi in ogni occasione il ricordo migliore, almeno per me.

Che dire…partenza difficile a fine maggio in preda a diluvi vari dopo mesi di calura asfissiante. Dopo la festa di fine anno di Celeste una domenica sera mi metto in marcia, sempre inesorabilmente in auto, per Bergamo e dopo mesi rivedo Marco. E’ stato stranissimo, come se le immagini che per mesi mi sono abituata a vedere sullo schermo del Pc prendessero improvvisamente vita, è stato straniante più che mai, ed è stato anche bellissimo. E’ sempre come se, quando non vedo chi mi è caro a lungo, io allontanassi da me le persone mettendole in un cassetto. Non fraintendiamo, le penso tantissimo, ma è come se si trovassero su un altro livello di vita rispetto al mio, in un mondo parallelo. Ne ricordo perfettamente il volto, potrei disegnarlo, ma allo stesso tempo metto tra me e l’altro una distanza tale da accorgermene solo quando poi lo rivedo. Il giorno dopo era come se ci fossimo appena conosciuti e nello stesso momento come se ci fossimo sempre visti: gran bella sensazione.

Viaggio sereno ma eterno fino a Francoforte, sotto secchiate d’acqua, con una coda di quattro ore (!!!) al Brennero e la neve e io ero partita praticamente in costume da bagno. Già ripensavo al freddo boia di questa estate in Germania, quando davanti al Reichstadt io e Paola stavamo morendo assiderate sotto quella pioggia bastardina e gelida che ti raggiunge sempre di traverso, ma già al secondo giorno qui a Francoforte il tempo è migliorato tantissimo, raggiungendo vette di calura inaspettata.

Prime impressioni sulla città: una giungla di grattacieli spettacolari, tutti diversi, e di alberi giganteschi. Francoforte, che illuminata la notte è davvero affascinante e somiglia un po’ a Gotham City ( più che altro per le luci colorate), è una delle città più tranquille e vivibili che abbia visto fino ad ora. L’esplorazione estiva del centro storico non aveva reso bene l’idea di questo luogo direi così ben organizzato e anche vario. A parte il tempo, che è quasi sempre sereno (almeno in questo periodo), la cosa che più mi ha stupita, in una metropoli che a livello di produttività è alla stregua di Milano, è la pulizia dell’aria. In Germania gli spazi e le strade sembrano molto più ampli e la ventosità già tipica del luogo, unita alla forte presenza di piante ovunque, anche rampicanti su palazzi altissimi, rende l’aria sempre leggera e pulita. A naso non si sente ombra di smog, non fa mai troppo caldo e non fa freddo: è il clima ideale insomma! Il sole tramonta alle ventidue e fino ad allora c’è molta luce: una luminosità netta, decisa, che ben si coniuga con il forte uso di vetri riflettenti per la costruzione delle facciate dei grattacieli, che in questo modo davvero, il cielo lo moltiplicano a dismisura. Per chi studia architettura Frankfurt è senza dubbio una città molto interessante, sia per studiare le parti rimaste intatte, di stampo nordico medievale, conservate come gioiellini, che per quanto riguarda tutta l’area nuova, in costante e rinnovante corruzione. La città venne quasi completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, per questo gran parte di essa, soprattutto nelle aree basso residenziali, ha uno stampo razionale molto anni sessanta, anche per i colori usati per dipingere le pareti e qualche cosa di dimesso. Il grosso tuttavia rende predominanti le ristrutturazioni di enormi e bellissimi (realment!) palazzi tardo ottocenteschi e di nuove, multiformi e notevoli architetture.

La zona in cui abita Marco, Eschersheimer stra§i, non è niente male. Prima di tutto è vicina al vero e proprio centro storico e produttivo di Francoforte, nonché a una delle sedi principali dell’enorme Università e al secondo parco più grande: Grüneburgpark. La maggior parte delle case sono alto residenziali e come in tutto il resto della città gli enormi marciapiedi ospitano piste ciclabili che portano praticamente ovunque (e le bici qui hanno la precedenza), la zona è completamente servita, c’è anche la fermata della metropolitana qui sotto, ma tanto in centro si arriva a piedi in una ventina di minuti. Il monolocale è molto luminoso e confortevole: c’è tutto quel che serve, mi ricorda tantissimo l’appartamento polivalente che avevo il primo anno al Carducci di Bologna e sto seriamente pensando di installarmi un lavandino in stanza anche a casa. Unico neo: l’appartamento è al sesto piano senza ascensore, ma girando per la case di un po’ di colleghi di Marco ho notato che non sono pochi i condomini così a Francoforte! Poco male, si cammina tanto, ci sono poche macchine (tutte belle e costosissime) e non c’è assolutamente traffico. La giornata sembra durare molto più di quanto sono abituata, più che altro perché c’è il sole fino a tardi: i tedeschi vanno a dormire presto, credo attorno alle undici, ma dalle cinque alle nove c’è gente ovunque, moltissime persone corrono, nei parchi, per le strade, gente di ogni età. Il centro storico è sempre vivo e pieno (penso a Brescia che è in ogni caso deserta e mi viene male), ma mai caotico. Francoforte sembra essere, secondo dati statistici, una delle città al mondo nelle quali si vive meglio e così, ad occhio, direi proprio che è vero. La gente è mediamente molto disponibile e parlano quasi tutti bene inglese.

Io mi sono accorta, invece, di non ricordare quasi più la lingua più utile, sono ormai intrisa di francese, ma questa si sta rivelando un’ottima occasione per ripassare e imparare.

Un sorprendente collega di Marco, Federico, ligure che parla benissimo diverse lingue, ci sta facendo lezione di tedesco una o due volte alla settimana: molto divertente, anche se credo che per imparare una lingua così complessa, soprattutto nella pronuncia, mi ci vorrà una vita e io purtroppo resterò qui poco. Sto studiando più che mai…qui è tutto così tranquillo!! Marco non c’è dalla nove di mattina alle sei di sera e nel condominio non si sente fiatare un’anima, così ci si concentra meglio che in qualunque biblioteca. Mi spiace solo di non poter restare di più, perché l’ambiente si è rivelato favorevole e produttivo! La solita sfiga…

A parte girare la città a passo d’uomo nei fine settimana, fin’ora siamo andati a un festone deutch davanti al teatro dell’Opera in cui si beveva birra bionda, vino del luogo in caratteristici bicchierini dallo stelo verde, si mangiava un sacco di carne e patate con funghi di ogni genere (e vi assicuro che i tedeschi si sanno ormai divertire più degli italiani, poi qui bere fuori costa molto di meno, ma sono tante le cose che costano meno che da noi, nonostante gli stipendi siano quasi il doppio!). Poi siamo andati ad una festa spagnola, perché qui sembra che apprezzino molto le cucine straniere o esotiche: era pieno di catalani, baschi, gente di provenienza varia, si mangiava paella, si beveva Estrella, vino rosso, il tutto accompagnato da una salsa d’aglio assassina e da tanto pesce (io ovviamente vado avanti quasi solo a patate).

Del sesto piano in cui vive Marco, a parte Thomas, uno studente di biochimica che però ora ha cambiato appartamento, non ho conosciuto nessuno, nonostante l’intero livello abbia due bagni in comune che misteriosamente riescono anche a mantenersi abbastanza puliti nella totale autogestione, ma che un po’ incutono timore. Ognuno si fa serenamente i cazzacci suoi e se ci si incontra ci si saluta amichevolmente: perfetto! L’unico neo è che in effetti risulta un po’ imbarazzante dire: “Nice to meet you!” con un rotolo di carta igienica in mano e il giornale nell’altra!

In compenso ho conosciuto i colleghi spagnoli di Marco, tutti sorprendenti, ognuno col suo bagaglio di vita interessante alle spalle. L’ambiente della Nintendo sembra molto giovane e vario e le persone che ci lavorano naturalmente sono aperte e cosmopolite, tranquille, appassionate di videogiochi, ma con mille altre esperienze alle spalle! Poi abbiamo conosciuto anche Pera, un catalano di quarant’anni che ne dimostra si e no 30, un personaggio incredibile, la persona più aperta e comunicativa che abbia mai visto, che ora viene a correre al parco con noi (ma lui è molto più veloce), che segue sempre con noi le lezioni di tedesco e che ci ha invitati l’altra sera nel suo quartiere, Bockenheim, a mangiare riso nero, cicoria con gorgonzola e sangria. Davvero simpatico, nel vero senso del termine, poi sto imparando un po’ di catalano.

A parte il cazzeggio al parco, dove in pieno centro gira gente nuda come se nulla fosse e tutti super organizzati passano le giornate giocando a calcio, lanciando freesby e prendendo il sole in costume da bagno (ecco, immaginiamo il giardino del castello sforzesco a Milano pienissimo, sempre pulito e vivo e attraversato da nudisti sulla cinquantina). Ecco dicevo, a parte quello nei momenti di relax siamo andati anche a visitare il museo di arte contemporanea, con pungenti opere di Cattelan (che per me però resta sempre un mito) e il fine settimana scorso siamo andati a visitare la città di Karlruhe, circa 200 km a sud di Frankfurt, verso la foresta nera! Città particolare anche quella, con una reggia enorme che fa da ingresso ad un parco ancora più grande e molto vissuto, pieno di gente di ogni tipo, dal nonno col cappello australiano, alla signora con bimbo, ai giovani punk o musicisti solitari. Tra l’altro sembrava un gigantesco orto botanico, pieno di curiose sculture (ho verificato il gusto germanico per lo scenografico) e di piante di ogni tipo e dimensione. Una città viva anche quella, attraversata da belle donne tutte misteriosamente con madre al seguito, dalla solita gran quantità di bici, da architetture varie, tutte diverse, da due specie di assi cardinali in maiolica: uno blu e uno giallo. Qui c’è e vive la cultura dei parchi, nonché quella del suonare per strada, benissimo e senza fare barbonaggio. Città strana Karlruhe, con qualcosa di francese nelle architetture, la città degli asparagi bianchi e di fragole sorprendentemente buone (erano anni che non ne mangiavo di così grandi e dolci!).

Da Karlruhe siamo andati poi, sotto un tempo incerto, ma sempre avvolti da una notevole calura, alle terme di Bad Wisebaden, paesino chiuso dentro una valle nella foresta nera, esteticamente molto bello, antico e in buona parte ristrutturato, ma praticamente deserto (forse si anima d’estate). Siamo andati là perché ci sono delle terme molto antiche, anche se in tutta questa regione di certo non scarseggiano, més aviat, e costano anche molto poco (alla faccia di chi vive nel bresciano e va a Sirmione). Mai visto luoghi così. Siamo stati nell’acqua per quattro ore: qui girano tutti nudi senza problemi e io, non essendoci abituata, ero quasi l’unica in costume! Marco è stato più coraggioso di me! A parte questo l’architettura delle terme era da paura: grandi vetrate orientaleggianti e colorate, tutte diverse, dalle quali filtrava una luce perfetta, moltissime vasche, di varia temperatura, con idromassaggi, una piscina grande, diverse saune tutte aromatizzate in maniera differente e di diversa temperatura, con colore terapia inglobata, bagno turco, una parte esterna ed una interna in cui rilassarsi e prendere il sole…Spettacolare, bellissimo, erano anni che non mi riposavo così!

Ecco, in questo periodo sto talmente bene qui, anche Marco è talmente tranquillo e rilassato…è tutto molto riposante. Comunque, tornando alle terme: praticamente in ogni sala nelle vasche c’erano statue greche e decorazioni che vanno dall’orientale più tradizionale al Liberty, su una struttura chiaramente di stampo romano. E’ come se avessero costruito una struttura nuova e anche piuttosto sofisticata sull’impianto di quelle di Pompei, per chi le ha viste e per intendersi, ovviamente di dimensioni raddoppiate. Sono rimasta allibita, le consiglio a chiunque, soprattutto a mia madre che ha problemi vascolari. Si pagano sedici euro per quattro ore che volano in un attimo, ma per la bellezza delle stesse e per tutto quel che c’è dentro ne vale davvero la pena. Poi eravamo in pochissimi, praticamente lo spazio era tutto per noi. Come fa una struttura anche curata e particolare come quella a trovarsi in mezzo a una foresta, così, nel nulla?!

Ecco, per oggi mi fermo qui, Internet va e viene, unico neo della situazione. Non sto riuscendo a caricare le foto: ne ho fatte una marea cavoli e di certo sono più efficaci del racconto.

Che dire…qui per trovare un pelapatate abbiamo girato mezza città, la moka non esiste e Mukka non fa un buon caffé, ma poco importa (mi devo decidere comunque a comprarne una piccola e portatile), domani qui in città ci sarà una super maratona di lavoratori provenienti da tutta la Germania, sono previste circa 60.000 persone e Marco parteciperà con la maglia della Nintendo, il maialino mangia wurst (salsiccia) si sta rimettendo in forma! A parte la metropolitana, cara, che non prendiamo mai, non stiamo spendendo molto, anzi… mi manca Max perché qui tutti girano con cani senza guinzaglio che obbediscono ciecamente e poi ecco!!! Il fine settimana precedente, nel girovagare lungo un quartiere kilometrico ma molto particolare, che va su fino in “collina” (lo scrivo così perché qui è tutto molto piatto e i tedeschi pare abbiano un diverso concetto di collina e di montagna) e che è anche parecchio suggestivo, fatto di antiche casette molto curate, abbiamo trovato un inaspettato edificio. Si trattava di un’ex fabbrica di grosse dimensioni, ormai abbandonata, di fronte alla quale stavano facendo un festival sulle popolazioni del mondo (inclusi i siciliani!!!). C’erano ancora un paio di stand che vendevano prodotti alimentari artigianali e in quello Serbo abbiamo preso quattro fettone di torta fresca (che qui costa solo 50 cent !). Dentro alla fabbrica c’è un teatro polivalente, un locale stranissimo a metà tra il Link di Bologna e il vecchio Tpo. Un ambiente underground un po’ alternativo, assai scenografico. Il proprietario ci ha fatti entrare gratis ad un concerto di musica armena che facevano all’interno: anche quello spettacolare. In questo posto fanno un sacco di cose interessantissime: rassegne cinematografiche, manifestazioni varie, Concerts, spettacoli teatrali e serate dj. L’apoteosi del centro sociale architettonicamente impressionante, riuscito e anche pulito, con gente interessante e poco tossica!

Da Frankfurt per oggi passo e chiudo.

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