Il Delfino non delude mai

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Quest’anno sto facendo incetta degli spettacoli del Teatro Delfino, della cui esistenza fino all’anno scorso ero all’oscuro e questo è male, molto male, perché sto vedendo cose che voi umaniNo scherzo, ma devo ammettere di essere stata dapprima colpita da Il fascino discreto dell’ipocrisia (Kvetch), sintesi assoluta di violenza famigliare e divertente quanto aggressiva (a livello sia verbale, che d’immagine) rappresentazione e ribaltamento di certi schemi relazionali e poi assolutamente estasiata dalla bellezza dei Racconti di Natale, elegante spettacolo musicale su testi di Dino Buzzati, magistralmente diretto e recitato da Elda Olivieri (donna dalla voce incantevole) e musicato in chiave naturalmente jazz da Roberto Paglieri (un batterista come si deve), Alberto Gurrisi e soprattutto dalla mitologica persona di Franco Cerri, nell’adattissima chiesetta di Cascina Monluè. Sui racconti, dato che non sono riuscita a scriverne come si deve, voglio almeno dire che è stato uno spettacolo davvero commuovente: per la sua autenticità, l’esecuzione perfetta e calda, il senso e i valori che una regia molto equilibrata, dolce e femminile ha saputo restituire e voglio ricordare i frammenti di vita raccontati da Cerri, che con estrema umiltà e senso del bello e dell’arte ha narrato del suo passato, degli da grande musicista, ringraziando addirittura il pubblico per gli autografi chiesti, per lui segno di stima. Cerri è una persona di quelle che vanno a sparire (purtroppo): un professionista vero, che a quasi novant’anni sa ancora stupirsi di ciò che vede e delle occasioni che ha avuto, che sa partecipare, amare, improvvisare e restituire il senso della musica e della poesia, comunicando valori autentici, che sentiti sulla bocca di qualcuno che non sembra affatto retorico, fanno quasi specie.

Dit això, torniamo a quel che ho visto recentemente, vale a dire Il Signor G. prima e dopo, divertente spettacolo su Gaber, portato avanti tramite due ore delle sue più famose canzoni e interventi parlati o comunque più teatrali, di Luporini e Simonetta. Mi è piaciuta moltissimo la recitazione e anche la cantata, molto simile a quella di Gaber, di Federico Zanandrea, così come mi aveva colpito in Kvetch, assieme a Gabriele Calindri. Lo spettacolo è stato estremamente divertente, mi ha ricordato a tratti una cosa simile vista l’anno scorso a teatro, di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu e mi hanno fatto un’ottima impressione anche i musicisti: prima fra tutti Martina Zambelli, dall’incantevole voce jazz, accompagnata ad una bellezza particolare.

Il Teatro Delfino è una struttura piuttosto vecchia, certamente non bella e con alcuni problemini, come sedie scomode e da oratorio, cattivo isolamento rispetto ai rumori esterni e riscaldamento bassino, ma è accogliente, la gente che lo gestisce è simpatica e alla mano e soprattutto, sa scegliere benissimo i suoi spettacoli e gli attori che calcano la scena.

Unico appunto: il pubblico di ieri, un poingessato (suvvia, battiamo un pole mani: è musica!!) e la grafica delle locandine, soprattutto di quest’ultima. Ecco, a parte questo, direi che spero che vadano avanti così e consiglio a tutti di dare un’occhiata alla sua programmazione.

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