Category Archives: Literatura

Stringimi prima che arrivi la notte: presentazione

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Ieri sera sono capitata quasi per caso alla libreria “…il mio libro di Via Sannio, a Milano, intimo e graziosissimo luogo che ospita eventi e presentazioni devo dire piuttosto approfondite, di romanzi d’esordio e non.

Saletta piena e un giovane scrittore, Claudio Volpe, assolutamente disponibile nei confronti del suoi lettori: di certo più loquace e generoso di molti nomi noti ascoltati.

Leggerò e saprò riferire riguardo a Stringimi prima che arrivi la notte, secondo romanzo di Volpe, che affronta un tema assai spinoso, come quello dell’anoressia, ma da quanto ho potuto ascoltare, anche molto di più. Delle riflessioni sviluppate assieme all’autore intanto mi hanno colpita la profonda e probabilmente implicita riflessione sulle aberrazioni della mistificazione, la riflessione sull’utilità sociale dell’arte letteraria, un pensiero originale sulla resilienza e sulla plasmabilità della psiche umana e l’idea, a me molto vicina, del trovare la propria forma nel caos, nonché la funzione terapeutica della rabbia.

Alla fine, il miracolo di una dedica che inaspettatamente centra tantissimo con me.

Probabilmente in questo romanzo troverò cose che ho già sviluppato e concluso, ma c’è bisogno di scrittori così lungimiranti, pieni d’entusiasmo e ricchi di vita: il pensiero giovane e profondo di individui empatici come Volpe è assolutamente necessario.

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Cinema Indipendente in Lombardia

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Esce su Tutto Digitale, bimestrale che potete tranquillamente trovare in edicola, ed in particolare nel numero 81, anno 16, di aprile, un mio articolo di ricerca a tutta pagina, intitulat Cinema Indipendente in Lombardia. Mostre, concorsi e rassegne”. Niente di trascendentale, ma un simpatico momento d’informazione su quel che cinematograficamente accade dalle nostre parti.

Che direcompratelo! E andate a leggere a a pagina 18 (ci sono io: LM!)

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La metafora del Treno

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Aquest matí, Jo diria poc després de l'alba, Succeeix a les mans un paràgraf de El fet Periódico escrit per Bruno Tinti, a la pàgina 18. El vaig llegir i em trobo amb el geni. Digues si no són italians: tan condemnadament realistes.

“Hi ha un tren llançat a la nit. Els frens funcionen malament pel fet que el president de Ferrocarrils ha estat corromput i li va donar el contracte a una empresa que ha estalviat en materials. Seria el fre d'emergència, però el ministre de Transports ha enganyat als fons que es van utilitzar per a la formació de personal de manera que ara no sé com operar. Un ferrocarril s'adonaria (té un amic alemany ho va explicar) però es va emborratxar. El tren es penjarà a l'estació de 300 per hora. El només podrien actuar, a cada vagó, els frens de mà, aquells amb nanses vermelles i signes de multes. Però els passatgers dormen, xerrar, menjar i quan una terroritzada hostessa li dóna la terrible notícia, començar a despotricar contra els responsables d'aquest desastre. Ningú s'aixeca per anar a tirar de la palanca: non tocca a me, és perillós, la culpa és d'aquestes persones, Que he de fer? El tren segueix funcionant, accidents i tots moren.”

Vostè ni tan sols necessita una caricatura, per fer realitat aquest tragicòmic.

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Lode al Canalone, di Dino Buzzati

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Sottolineando per l’ennesima volta la mia passione sfegatata per Dino Buzzati, mi viene da pensare che poteva davvero scrivere di tutto, su qualunque cosa, anche l’elenco telefonico, rendendola immancabilmente speciale.
Si può presentare una pista da sci come un’opera d’arte senza cadere nella vuota retorica? Io penso di si.
E allora se i confini dell’arte sono ormai tanto elastici, è poi tanto irriverente definire capolavoro la Pista del Groppera sopra Madesimo? Se la sorvolate in elicottero, vi sembrerà soltanto uno dei tanti canaloni che solcano i fianchi di queste montagne, le quali non vantano straordinari splendori. Se invece la percorrete in sci, vi sentirete aprire a una travolgente meraviglia.
Gli sciatori che me ne hanno parlatoe alcuni di essi conoscevano bene l’intero repertorio sciistico d’Europasono stati concordi: è la più bella pista delle Alpi.
Infatti quando sono uscito dalla stazione sommitale della funivia, esattamente a 2960 metres, e mi sono affacciato alla svasatura che precipita di sotto, la prima volta confesso di essere rimasto perplesso.
Dal ballatoio non si può ancora scorgere l’enorme imbuto, ma se ne scorge appena l’inizio.
E la pendenza di metri in livida penombra non lasciano presagire nulla di buono. Si mettono gli sci, si traversa a destra per una trentina di metri in scivolata diagonale, ci si immerge con il batticuore nel botro.
La pista non è stata battuta, la neve non sarà assestata, le virate su di un pendio così severo saranno un problema. E se si cade dove ci si fermerà?
Ma la neve tiene, benché non battuta, esposta a nord com’è, ha fino a metà giugno, la perfezione tipica dell’alta montagna. Le concavità del primo erto cunicolo lusingano i movimenti aiutando le curve con elastico rimbalzo da un versante all’altro.
Ben presto la stazione della funivia scompare lassù in alto, ci si trova immersi nel cuore del canalone.
E all’improvviso le rocce, le creste, i contrafforti; le gobbe che da lontano parevano insulse forme, acquistano, visti da presso, una intrigante personalità.
Che cos’è un canalone? Perché, rispetto alle piste aperte che sono la grandissima maggio-ranza, offre singolari voluttà? Il canalone è un corridoio, uno scosceso viale, una lunga prigione in cui si resta chiusi.
Da una parte e dall’altra impraticabili quinte di rupi.
C’è molto più carica di solitudine.
C’è un gioco molto più fantastico di luci e di suoni. E c’è l’incanto della intimità, lo stesso che si assapora in parete, su per i grandi camini e diedri, intimità veramente simile a quella della nostra camera da letto; per cui le lingue di neve, le infossature, i macigni, gli aerei baldacchini assumono un’espressione pressoché umana.
Si direbbe che qualcuno ci aspetti, che ci spii tra le rocce.
Ogni angolo, cavità, anfratto, sembra invitarci a restare, promettendo misteriose beatitudini. Nei canaloni, non sulle pareti o sullle creste, vivono gli elfi, i gnomi, gli antichi spiriti della montagna.
Attraverso il favoloso scenario la pista si incurva, si allarga, spaziando in vertiginosi anfiteatri, si raccoglie a cucchiaio, concede respiro, poi si restringe di nuovo, si impenna come se dietro quella gobba si spalancasse un impossibile abisso. Ma anche l’erta strettoia fa di tutto per non scoraggiare come le curve sopraelevate dei velodromi felici, anzi trascina agilmente gli sci in armoniosi zig-zag che riescono da soli. Quindi si allarga ancora in maestose cavee ciascuna delle quali ha una luce particolare, un’espressione e una atmosfera diversa dalle altre.
Altri due canaloni sono giustamente famosi nelle nostre Alpi, tutti i due sopra Cortina: le Tofane e il Cristallo.
Quello del Groppera (che brutto, zotico e inelegante nome però), li supera per potenza archi-tettonica.
Mille metri secchi di dislivello, tre chilometri e mezzo di percorso.
Dopodiché il divino toboga si estingue a ventaglio su di un vasto pianoro.
E qui riprende la febbre. Presto allo ski-lift che riporterà su alla stazione intermedia della funivia, tornare in cima, rimettere gli sci, buttarsi ancora giù per il favoloso scivolo, scrivere sull’innominabile cateratta bianca irrigidita tra i dirupi, la nostra piccola fatua personale illusione.
Fino a quando?
Dino Buzzati
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Zerocalcare

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Després d'una sèrie de coincidències que vaig venir a descobrir que aquestes taules de sàtira social “jove” de la qual m'ha impressionat constantment, divagant en línia: un d'ells havia publicat també al bloc, com a portador de veritats universals absoluts, quali l’annoso discorso dell’infilare un piumone nella sua fodera.

Moralitat de la història, Nadal arribat a les meves mans dues publicacions d'aquest jove dibuixant que crida Zerocalcare: La Profecia del armadillo color 8 bit i Una gola pop.

Només dic que vaig haver de deixar de llegir perquè estava començant a riure de el metro només, en un trattenibile histèrica i no i tothom em mirava realment, però molt malament. Un elogi a Bao Publishing per publicar un nucli de geni i també per al prefaci hilarant a la profecia de l'armadillo, la manera de Nova Zelanda (llegit, realment).

Crec que Zerocalcare va ser capaç de sintetitzar perfectament psicologia, com bregar amb la vida quotidiana i d'alguna manera l'esquizofrènia inherent d'almenys dues generacions, o almenys dels que avui en dia són entre 26 i i 35 edat, certament. Records de la infància, adolescència, una forma de bregar amb fins i tot els esdeveniments més angoixants en un paral · lel més o menys independent o almenys per al pas del temps, disseny àgil i divertit, els colors adequats, les paraules adequades, fins i tot cites de diverses figures perfectes suplantar relacionats amb el món dels dibuixos animats japonesos, còmics i les pel · lícules que participen en la moderació de les idees de la pedra calcària, són les de tots nosaltres, són el resultat de pensaments i idees, en poques paraules, les idees de tots “nosaltres” (Mai abans havia sentit tal sensació de pertinença).

Potser una de mitjana edat no pot entendre i / o deixar d'apreciar certs matisos de la pedra calcària targetes còmic, sinó que plorava per revisar el temps bilionèsima Lady Oscar, que basa el seu valor diari de Kenshirō, que ha vist un milió de vegades Star Wars, aquells que aprecien tan malament les inicials de Game of Thrones, en breu, el grup gran de tot el món Nerd, no pot romandre indiferent davant d'un (més aviat, causa de) lectures d'aquest tipus.

Chapeau calcaris, Barret…per al savi Hans.

Llegeix tot el tires en blanc i negre, o el color en blanc, per sempre (arc).

“Es diu profecia del armadillo qualsevol pronòstic optimista sobre la base d'elements irracionals i subjectius fan passar per lògic i objectiu, destinada a subministrar decepció, frustracions i penediments, segles dels segles. Amen.”

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